BARBERA, BONARDA, FREISA
Tre vini per un Fritto Misto
Giancarlo Lercara
Filologicamente, il Fritto Misto è, come la Bagna Cauda, un antipasto, ma la sua importanza e le sue dimensioni ne fanno un piatto unico, ciò che rende giustizia alla complessità della preparazione, e può anzi permettere un gioco di abbinamenti con ben tre vini: Barbera, Freisa e Bonarda in versione vivace, che si deve alla presenza di anidride carbonica di fermentazione, non aggiunta.
La presenza di anidride carbonica nei vini rossi esalta alcuni aspetti organolettici e può anche creare delle affinità tra vini ottenuti da uve diverse. Dal punto di vista olfattivo, l'anidride carbonica aumenta la capacità di evaporazione dei profumi più semplici e delicati, legati ai sentori di frutta fresca. Sul piano del gusto, aumenta le sensazioni di acidità e quindi di freschezza, sapidità e persistenza.
Un aspetto del gusto comune a quasi tutti gli ingredienti del fritto misto è una più o meno marcata tendenza al dolce, la succulenza e una piacevole untuosità. Alcune delle componenti di questo piatto, tuttavia, potrebbero abbinarsi a questo o quel vino. Le verdure, ad esempio, non presentano sensazioni grasse e non sviluppano una elevata succulenza, sposandosi quindi bene con una Freisa frizzante (vivace) di Chieri o d'Asti (la Freisa delle Langhe è un po' troppo ricca per questo piatto), un vino di concentrazione alcolica fra gli 11% vol. e i 12% vol., che provoca una media sensazione di calore e la cui parte fresco-acida bilancia la tendenza dolce delle verdure. La temperatura di servizio ideale è sui 14°C (una temperatura fresca, fra i 14°C e i 16°C, si applica a tutti i vini contenenti anidride carbonica). La Freisa serve bene anche gli ingredienti dolci del fritto misto come la mela, il semolino e gli amaretti, per i quali anzi sarebbe bello tornare a una Freisa amabile, un tempo presente in tutte le cantine ed oggi assai rara.
Il fritto misto preparato a regola d'arte è asciutto e poco grasso e troverà nel vino una lieve presenza tannica accompagnata dall'azione di pulizia svolta dalle "bollicine". Questo è un punto di forza per un abbinamento classico che convince anche chi non ama i vini frizzanti.
Questo discorso vale anche per gli altri vini abbinabili al fritto misto.
La Barbera coltivata a nord di Asti e in provincia di Alessandria quasi sempre rientra nella Doc "Barbera del Monferrato" ed è spesso vinificata nella versione vivace. Uno dei suoi caratteri salienti è una spiccata sensazione di freschezza, data dalla parte acida. Inoltre, non si presenta quasi mai con la corposità delle sue omologhe dell'Astigiano meridionale o di Langa, e questo la rende compagna ideale delle parti grasse del fritto misto quali le costolette di vitello e la salsiccia.
Le costolette di agnello, la cervella, le animelle, il filone (midollo spinale) e il fegato potrebbero invece essere abbinati alla Bonarda vinificata in purezza nell'area di Castelnuovo Don Bosco, che possiede un buon corredo di profumi, corposità e componente alcolica e ben sa bilanciare le parti sapide del fritto misto. La Bonarda è un vitigno che in genere viene vinificato in assemblaggio con altre uve del Piemonte settentrionale per produrre i vini tipici di quel territorio. Appena fuori regione, nell'Oltrepò Pavese, la Bonarda ritrova i suoi caratteri sia in purezza sia assieme a vitigni quali Cortese, Moscato e Barbera: questo fa sì che quell'area vinicola sia nota come Vecchio Piemonte.
Ph. Enrico Formica