SAN SEBASTIANO
Bellezza e integrità nell'arte tra Quattrocento e Seicento
4 ottobre 2014 - 8 marzo 2015
Castello di Miradolo
È la prima volta che una mostra di grande rilievo storico-artistico viene interamente dedicata a San Sebastiano con straordinari lavori provenienti da musei italiani e collezioni estere. A proporre la mostra-evento è la Fondazione Cosso nel castello di Miradolo, un maniero neo gotico recentemente restaurato e immerso in uno dei più lussureggianti parchi romantici del Piemonte, ai piedi delle colline di Pinerolo, all’imbocco della Val Chisone e della Val Pellice.
La scelta di approfondire l’iconografia di questo martire non è casuale: pochi santi hanno attirato l’attenzione dei grandi artisti, dal Rinascimento al Barocco, quanto l’ha fatto San Sebastiano e la mostra al castello di Miradolo ne sarà la dimostrazione.
Sebastiano, giovane soldato convertitosi al cristianesimo, subisce condanna a morte dall’imperatore Diocleziano. Nulla però possono le frecce: esse trafiggono il suo corpo ma non scalfiscono la sua bellezza, la sua fede, la sua integrità fisica e morale. Grazie alle cure della pia Irene, presto Sebastiano torna fieramente a proclamare il suo credo cosicché Diocleziano lo imprigiona nuovamente, facendolo flagellare, percuotere sino alla morte gettando infine, per disprezzo, il suo corpo nella Cloaca Massima.
La purezza dell’anima e l’incrollabile fede si specchiano nella sublime bellezza del giovane corpo di Sebastiano, che rimanda a quello dell’antico Apollo pagano, ma che nella figura del martire si riveste di sacralità e di una luce di eternità.
È proprio l’aura di bellezza e intimo splendore che avvolge il corpo virile e nudo di Sebastiano ad aver catturato l’attenzione di tutti i più grandi artisti, dal Rinascimento ai giorni nostri, che nel desiderio di sperimentare nuove accezioni del nudo maschile, partendo dai canoni classici, si sono cimentati nella raffigurazione del santo.
In tal senso la storia dell’arte gli è debitrice di capolavori assoluti, declinati in un perfetto accordo tra fede, devozione, spiritualità e raffigurazione. In molti San Sebastiano è raffigurato solo, protagonista assoluto, modello dell’iconografia della bellezza e dell’integrità: un bellissimo giovane, nudo, subisce il martirio delle frecce, legato a un albero o a una colonna, o sdraiato per terra, e nemmeno il supplizio riesce a umiliarlo e sfigurarlo. Altre volte compare insieme ad altri santi, il più delle volte protettori contro la peste, in primis San Rocco, in un dialogo silente con la Madonna e il Bambino. E ancora lo si ritrova curato da Irene, in scene intime e dense di un afflato romantico che fanno leva sul senso dell’aiuto all’altro, al più debole.
Al Castello di Miradolo Vittorio Sgarbi fa convergere da musei e collezioni italiane e americane circa quaranta dipinti di molti dei massimi artisti, italiani e non solo, tra ‘400 e pieno ‘600, perché dopo di allora l’iconografia del santo sembra perdere quella verve che ha mostrato nei secoli precedenti.
Non è casuale nemmeno la sede geografica di questa mostra, ovvero il castello di Miradolo nell’area di Pinerolo, lungo l’antica via dei romei francesi: il ruolo di Sebastiano come taumaturgo contro la peste nasce infatti nell’Ile-de-France in seguito all’epidemia del 1348 e si diffonde capillarmente nel territorio italiano.
Il tragitto dei pellegrini, in cammino verso la tomba di Pietro, dalla Francia approda proprio in Piemonte, inglobando la pianura pinerolese fino ad arrivare al porto di Genova da dove, via mare, si può raggiungere Roma. Il percorso, se pur impervio, è rettilineo e nel Pinerolese trova un importante centro di sosta.
Sul finire del Trecento e nel secolo successivo sorgono diverse cappelle affrescate da pittori che narrano le devozioni locali e la figura del giovane Sebastiano, trafitto da molteplici frecce che attentano alla sua bellezza. Fra gli altri, pregevoli sono i cicli di affreschi eseguiti da Dux Aymo agli inizi del Quattrocento, soprattutto nell’esempio della Cappella di Missione a Villafranca Piemonte. Più dimessa e meditabonda è la figura della cappella di Santa Maria di La Stella a Macello.
Agli albori del secolo della Riforma un’anonima bottega di artisti lascia un’impronta che testimonia un più ampio scambio culturale, di stili e di credo, nella cappella di Santa Maria de Hortis a Vigone, con un Sebastiano che sfiora la modernità. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che si trovano nel territorio pinerolese e che in occasione della mostra saranno mappati e ulteriormente approfonditi per studiarne percorsi e identità artistiche ma anche per proporre ai visitatori un suggestivo itinerario d’arte e storia.
A dare esito del ricco percorso espositivo è il catalogo, in cui i saggi e le schede, affidate ad autorevoli studiosi, completeranno il progetto che non vuole essere soltanto un modo per mostrare la bellezza e l’integrità attraverso il martirio di San Sebastiano, bensì l’occasione per riflettere e interrogarsi suoi tesori d’arte che sono la nostra identità; uno sguardo sull’arte ad ampio raggio, un ideale e compiuto modo per migliorarsi sui propri limiti.
Info
www.fondazionecosso.it