PECCATI DI GOLA
Collettiva di artisti contemporanei sul tema del cibo
4 maggio – 1° giugno 2014
Avigliana, chiesa della S. Croce
Opere del '600 e '700 sul tema del cibo
10-25 maggio2014
Avigliana, Galleria Arte per Voi
Una rassegna d’arte e di cucina, in piazza Conte Rosso, per l’intero mese di maggio 2014, con mostre di pittura, spettacoli e un mercato dell’eccellenza enogastronomica dalla Valle di Susa e dalla Val Sangone.
La condanna della gula come tremendo peccato fu precipuo merito della morale del tardo medioevo. Insieme, allora, agli altri sei peccati capitali: avarizia, lussuria, superbia, ira, accidia e invidia.
Ma che senso di peccato poteva mai derivare da una semplice ricetta d’arte, dettata, ad esempio, alla fine del Trecento da Cennino Cennini, per la composizione della preparazione a gesso dei dipinti (tavole o tele), quando ricordava che quella pasta di base, per la sua perfetta messa a punto, lasciandola sgocciolare nella pentola, dovesse “cantare”? Proprio come anche oggi succede di provare a chi, in cucina si trova a preparare la besciamella o, ad esempio, la pastella per le frittelle a base di tomini.
E poi c’è in arte l’impiego dell’olio d’oliva, di noce, di lino, delle uova o della caseina (il latte e il formaggio), in pittura o la farina, nelle colle – di pesce o di coniglio - o mescolata alla polvere di gesso, nelle realizzazioni plastiche. Le coincidenze e le affinità tra le ricette d’arte e quelle di cucina sono veramente tante!
Quando, poi, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento si realizza in Europa la scissione tra cucina domestica e pratica della ristorazione, il cuoco professionale dipende dal numero dei clienti che sono pronti a pagare per le sue prestazioni, esattamente come ne dipendono l’attore, il musicista, il pittore e la logica della concorrenza innesca una comune gara tra conservazione della tradizione (la cucina popolare) e continua invenzione di forme nuove (la nouvelle cuisine).
Ma già tra il 1625 e il 1638 a Roma alcuni pittori vengono chiamati “bamboccianti”, perché prediligono le scene popolari e talvolta burlesche, più volte ambientate in sordide taverne; poco prima della metà dello stesso secolo in Spagna si afferma in pittura un particolare genere naturalistico, il bodegon (l’osteria, in spagnolo) in cui si rappresentano nature morte con vivande e utensili all’interno di una cucina; negli studi degli artisti dei Paesi Bassi intorno al 1650 circola il termine still-leven, che corrisponde a Still-leben in Germania e all’inglese Still-life. Semplicemente, in origine, il modello immobile. Poi la natura morta. La pittura di ciò che non si muove. “Pitture di fiori, frutta, pesci, cacciagione, strumenti musicali si diffondono così tra la fine del sec. XVI e i primi decenni del XVII in Olanda, Fiandra, Francia, Italia, Spagna, e nonostante il disprezzo della critica ufficiale conquistano l’interesse dei collezionisti borghesi, che prediligono tali composizioni anche per il loro formato ridotto” (Grassi – Pepe, 1978), tra l’altro, più funzionale ai gusti e alle dimensioni delle dimore private.
Così, nell’ambito della rassegna “Peccati di gola” si potranno vedere a confronto, a partire dal 4 maggio nella chiesa di Santa Croce, le opere dedicate al tema da quaranta artisti contemporanei, mentre negli spazi di “Arte per Voi”, sempre in piazza Conte Rosso, al numero 3, sarà in mostra dal 10 dello stesso mese una selezione di dipinti seicenteschi europei, provenienti da una prestigiosa collezione privata.
Orario
Sabato e domenica ore 15-19
Info
www.artepervoi.it
Ingresso libero