L’ENIGMA ESCHER
Paradossi grafici tra arte e geometria
29 marzo – 29 giugno 2014
Caraglio, Filatoio
La mostra è un'antologica dedicata ad uno dei miti del ‘900 nel panorama della produzione grafica contemporanea europea per celebrare il genio che ha saputo sedurre persone comuni e matematici, architetti, fini intellettuali.
Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden ma crebbe nella città di Arnhem con quattro fratelli. Mauk, come venne soprannominato, prese da ragazzo lezioni di carpenteria e sebbene non fosse particolarmente brillante in matematica e scienze, assimilò dal padre ingegnere l’approccio metodologico dello scienziato. Una delle sue materie preferite fu subito il disegno al quale si dedicò durante gli studi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem. Fu l’incontro con de Mesquita a stimolare in Escher l’interesse per la tecnica xilografica e le sue possibili sperimentazioni nella resa di effetti chiaroscurali e pittorici di grande raffinatezza.
Al 1922 risale la sua visita a Firenze (primo di una serie di viaggi tra la Toscana e il sud d’Italia) e a Granada (dove visitò lo splendido palazzo di Alhambra) dai quali colse dettagli architettonici, decorativi e particolari inusuali che gli avrebbero fornito spunti per le sue composizioni. Nel 1935 si trasferì in Svizzera. È a partire dal 1937 che si osserva un profondo cambiamento: perde l’interesse per il mondo visibile, per la natura e l’architettura concentrandosi sulle proprie “visioni interiori” e realizzando un corpus significativo di straordinari giochi ottici, prospettive invertite, paesaggi illusionistici tra i più famosi.
Trasferitosi nel 1941 con tutta la sua famiglia in Olanda continuò a lavorare intensamente fondendo le molteplici fonti di ispirazione che traeva dai suoi interessi (psicologia, matematica, poesia, fantascienza). Morì a Laren nel 1972.
La mostra presenta la produzione dell'incisore e grafico olandese dai suoi esordi alla maturità, raccogliendo ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali – tra i quali la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano e la Fondazione Wolfsoniana di Genova – oltre che da importanti collezioni private.
Al Filatoio di Caraglio saranno riunite xilografie e mezzetinte che tendono a presentare le costruzioni di mondi impossibili, le esplorazioni dell'infinito, le tassellature del piano e dello spazio, i motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.
Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo.
Una sezione è dedicata al confronto della produzione di Escher con opere di altri importanti autori – ispiratori, coevi e prosecutori – per comprendere come le sue scelte siano in consonanza con una visione artistica che attraversa i secoli, con una consapevolezza maggiore o minore che, talora, risponde ad esigenze diverse, ma che parte dal Medioevo, interseca gli spazi dilatati di Piranesi, passa attraverso le linee armoniose del Liberty (Secessione Viennese, Koloman Moser) e si appunta sulle avanguardie del Cubismo, del Futurismo e del Surrealismo (Dalì, Balla).
Se la grandezza di un artista si misura anche dalla capacità d’influire su altri artisti, come pure sulla società circostante, Escher è stato artista sommo. La sua arte è uscita dal torchio del suo studio per trasformarsi in scatole da regalo, in francobolli, in biglietti d’auguri; è entrata nel mondo dei fumetti ed è finita sulle copertine di dischi incisi dai grandi della musica pop. Non basta, però. La grande arte di Escher ha influito più o meno direttamente su altre figure di rilievo dell’arte del Novecento, come Victor Vasarely, il principale esponente dell’Optical Art, Lucio Saffaro ecc. Ha contratto un debito di creatività con Maurits Escher perfino un pittore americano come il dirompente Keith Haring. La sezione illustra con dovizia di materiali e una ventina di opere questi aspetti dell’arte di Escher per restituire al visitatore la giusta dimensione culturale ricoperta dell’artista olandese.
La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una macchina didattica che consente di entrare nella creatività di questo artista.
È evidente, e molto indagato, il rapporto che Escher ebbe con il mondo dei numeri – intendendo per tale quello della geometria (euclidea e non) e della matematica. Non meno intrigante è la sua ricerca su spazio reale e spazio virtuale, ovvero sul come “ingannare la prospettiva”. Infine, ma non ultima, la conoscenza che Escher dimostra delle leggi della percezione visiva messe in luce dalle ricerche della Gestalt.
La mostra prevede anche un ciclo di conferenze su Escher e, più in generale, sul rapporto tra saperi scientifici e saperi umanistici, oltre ad un’ampia offerta di attività per le scuole.
L’esposizione è promossa dall’Associazione Culturale Marcovaldo, con il sostegno della Regione Piemonte e della Fondazione CRC, e con il contributo della Fondazione CRT, in collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, ed è curata da un Comitato scientifico coordinato da Piergiorgio Odifreddi.
Orario
Dal giovedì al sabato ore 14:30-19
domenica e festivi ore 10-19
Biglietti
Intero 7 euro, ridotto 5 euro
Info e prenotazioni
Tel. 0171 618 260 – gruppi@marcovaldo.it