Testata Piemonte-Magazine.it
Versione Italiana del Sito Versione Inglese del Sito Logo Archivio Piemonte Mese

Segnala questo articolo

Premio Piemonte Mese

 

 

La settima edizione è archiviata, ora facciamo qualche considerazione sul Premio e su cosa vuol dire, per noi, fare i giornalisti


 


Archiviata anche la settima edizione del Premio Piemonte Mese, facciamo qualche riflessione.

La prima, e più ovvia, è che questa edizione ha confermato la tendenza a un costante aumento della qualità dei pezzi, il che è tanto più apprezzabile in considerazione della difficoltà del compito. Noi chiediamo divulgazione, una cosa per nulla semplice, perché esige la solidità della competenza e la capacità di trasmetterla in modo comprensibile e interessante. Che siano sempre di più i pezzi che ci riescono conferma che la strada intrapresa con Piemonte Mese e con il Premio, e la decisione di puntare tutto sui giovani, non è stata avventata.

Eppure non era una strada ovvia. Il Premio Piemonte Mese è atipico in quanto non seleziona articoli già pubblicati ma inediti, ed è aperto a una fascia di autori spesso trascurata, quella dei giornalisti all'inizio della carriera o aspiranti tali. 

Lo scopo effettivo di molti premi è dare visibilità a chi li organizza, soprattutto se a farlo è una realtà piccola, e questo si ottiene più facilmente decidendo di premiare qualche personaggio famoso, il che garantisce affluenza di pubblico e un servizio televisivo con regolamentare indugio su autorità, facce conosciute e scollature generose. Tutto perfettamente legittimo, ci mancherebbe, ma non il nostro genere. 

Abbiamo anche abbastanza esperienza da renderci perfettamente conto che per certi presenzialisti della politica e della cultura la partecipazione a questi eventi sarà pure una “manifestazione di vicinanza alla vita culturale del territorio”, ma è principalmente un'occasione per fare un po' di passerella e parlare di quello che li interessa al momento, che sia o meno collegato alla circostanza specifica. Insomma, non sono loro a “onorare” o fare un favore a noi, se mai è vero il contrario.

Anche questo fa parte del gioco, e ci adattiamo serenamente. Ma a noi interessa di più ascoltare quelli che hanno davvero reso possibile la realizzazione del progetto, ciascuno secondo la propria competenza. Soprattutto, ci interessa dar spazio ai veri protagonisti del Premio, cioè i premiati. Non miriamo ad avere in sala una costellazione di volti noti che si fanno i fatti loro col cellulare, preferiamo una sala piena di persone davvero interessate, personalmente o professionalmente, alla premiazione, e siamo fieri di affermare che anche quest'anno è stato così.

Il fatto è che quando dichiariamo che lo scopo del Premio è contribuire all'affermazione e alla crescita professionale delle nuove leve della comunicazione sul Piemonte, noi facciamo sul serio. Tutti i pezzi vincitori e menzionati sono pubblicati su Piemonte Mese, molti autori poi continuano a collaborare col giornale e, come ha fatto notare il direttore Nico Ivaldi durante la premiazione del 15 gennaio scorso, l'età media dei nostri giornalisti non supera i trent'anni.

La novità più evidente di questa edizione è stata la variazione della formula, che non prevedeva più un solo vincitore (o due vincitori ex aequo) per sezione ma un premio dato ai tre articoli migliori di ciascuna; e la mancanza dei premi in denaro. Modifiche fatte in parte per forza e in parte per scelta. 

Inutile stare a ripetere che i tempi sono duri e a risentirne maggiormente non sono i grandi baracconi ma le realtà piccole come la nostra, che ricevono in continuazione alti elogi e pubbliche promesse di impegno concreto... e basta. Possiamo contare sul supporto di sponsor e amici storici, come Banca Carige Italia e lo stesso Consiglio Regionale (nella cui sede aulica si svolge la premiazione), senza dimenticare Coldiretti (e Onav, e la rivista “Olio Vino Peperoncino”, e Cà di Tulin, e chi si imbarazza per queste presenze “agroalimentari” se ne faccia una ragione o rinunci al buffet).

Il loro supporto è vitale, ma non certo sufficiente a coprire i costi, e questo impone delle scelte.

L'unica scelta possibile è stata la sostituzione del premi in denaro con riconoscimenti di altra natura (nella fatispecie, penne stilografiche di prestigio e opere di grandi artisti piemontesi contemporanei) offerti direttamente dagli sponsor o dall'organizzazione. Certo, un assegno avrebbe fatto comodo, ma la penna è pur sempre il simbolo della professione e i nomi di Riccardo Cordero e Giacomo Soffiantino (una loro acquaforte ha costituito rispettivamente il terzo e il secondo premio) non possono certo essere ignoti a chi si occupa di cultura e di Piemonte.

Ma la decisione di premiare i tre pezzi migliori di ogni sezione è stata anche conseguenza della graditissima constatazione che la formula precedente cominciava ad andare stretta, perché il numero di pezzi meritevoli cresce, e diventava sempre più difficile selezionare un solo vincitore per sezione, tant'è che negli ultimi anni la norma è stata l'attribuzione di ex aequo. 

Come ben sa chi ci conosce e ha avuto modo di collaborare con noi, è nostra abitudine parlar chiaro e non fare promesse altisonanti che restano lettera morta, quindi abbiamo inserito le novità nel regolamento, pubblicato lo scorso settembre, e in tutte le comunicazioni relative al Premio. 

Non è mancata una certa apprensione per le ricadute che questo avrebbe potuto avere sulla partecipazione perché, per quanti discorsi alati si possano fare e condividere sulla Cultura che in quanto Valore non ha prezzo, resta il fatto che chi partecipa lo fa per cercare di vincere, ed è comprensibile che un premio in contanti sia più appetibile di un bell'oggetto od opera d'arte.

Alla fine, una flessione nel numero di partecipanti c'è stata, ma decisamente meno marcata del previsto, e sono arrivati 121 articoli (contro i 158 della scorsa edizione, che però aveva anche una sezione in più) di cui 57 per la sezione Cultura, Storia e Ambiente, 29 per la sezione Economia, 35 per la sezione Enogastronomia.

Ci piace vedere in questa partecipazione la dimostrazione che la maggior parte degli autori ha saputo cogliere il vero significato del premio come “riconoscimento di potenzialità e incoraggiamento a proseguire sulla strada del rigore, della preparazione e dell'impegno”. 

Che poi è il senso del giornalismo, o almeno il senso che il giornalismo ha per noi. 

È un mestiere fatto di passione. Ma passione non è sinonimo di irrazionalità, ne è anzi l'opposto. Noi sappiamo bene che separare “forma” e “sostanza” in questo campo non ha senso, perché la forma (il modo in cui si esprimono i concetti o si organizza un pezzo) non è un'appendice trascurabile ma è essa stessa sostanza. Perciò, chi vuole fare il giornalista non deve mai scordare che quello che scrive nei suoi articoli è pubblico e ufficiale. Non può sfruttare il mezzo che ha a disposizione - cartaceo, radiotelevisivo o web - per essudare gli umori. Per gli smottamenti emotivi ci sono blog, forum, social network o il buon vecchio diario. Chi vuole fare il giornalista non può permettersi gli sfoghi estemporanei perché deve a se stesso e ai lettori onestà intellettuale e rispetto assoluto dei fatti, anche - soprattutto - quando questi smentiscono i suoi preconcetti. 

Chi vuole fare il giornalista deve metterci la faccia.

Pubblicare significa “rendere pubblico”, ed è indispensabile che chi ha il privilegio e la responsabilità di fare questo lavoro non ignori mai quanto sia professionalmente inammissibile ed eticamente abominevole distorcere, esagerare, omettere o inventare i fatti per dimostrare a tutti i costi una tesi o soddisfare il proprio ego. Non importa se si sta scrivendo per un giornaletto sconosciuto o per il Times, se si è alle prime armi o veterani: la professionalità è un dovere sempre.

Per tutti questi motivi, per noi i giovani collaboratori non sono dei sottoposti da sfruttare col pretesto che fa curriculum, ma nemmeno dei cuccioli da difendere a tutti i costi, anche se scrivono castronerie o ingiurie. Non sono necessariamente belli e perfetti, o brutti e incapaci, solo in virtù dell'anagrafe. Sono giovani professionisti preparati e motivati, dai quali ci aspettiamo determinazione e fiducia nelle proprie capacità, ma non tolleriamo permalosità e supponenza. Nessuno è infalllibile, i pezzi si rivedono e al caso si rifanno daccapo, perché quando si pubblicano il Direttore ne deve essere ben consapevole, oltre che Responsabile. 

Teniamo in gran conto, perché siamo i primi a praticarla, l'umiltà di capire che le lezioni di giornalismo possono arrivare in qualunque momento dalle fonti più insospettate, e vanno sempre accolte con la gioia di imparare.

Organizziamo e amiamo questo Premio e questo giornale proprio perché ci danno l'opportunità di continuare a imparare, e se così facendo riusciamo a trasmettere qualcosa ai colleghi più giovani, questo di onora e ci sprona a continuare.

Grazie a tutti quelli che hanno contribuito al successo della settima edizione del Premio Piemonte Mese e ai professionisti della comunicazione che se ne sono occupati. Arrivederci alla prossima edizione.


Lucilla Cremoni 

 

 


 

CERCA NEGLI ARTICOLI
Ci sono 2040 articoli

Eve Arnold - Retrospettiva

Palazzo Reale - Apertura appartamento VEIII

Studenti del Piemonte

Memorie in bianco e nero

Incontro con Anselm Jappe

V edizione Premio PaCiok e Premio Gelato Piemonte

Signore e Signori del Rinascimento italiano

Scena madre - Modelli per una storia dell'architettura scenica

Quartett - Le Relazioni pericolose di Heiner Mueller

Voci dal silenzio - Opere di Diego D. Testolin

Miseria e nobiltà

San Pietroburgo dalle avanguardie alla Perestrojka

150 anni di Cernaia

La memoria delle cose

Maria Robotti

La sera andavamo in Via Po

Piegare la carta

L'atlante del cielo

Pericolo di coppia

Nuovo allestimento del Tesoro di Marengo


Articoli 801-820|821-840|841-860|861-880|881-900