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Arneis

ARNEIS
Un "capriccioso" del Roero
Giancarlo Lercara 


In piemontese Arneis significa "capriccioso", perché pare che anticamente fosse difficile mantenere inalterati nel tempo i caratteri, particolarmente il colore, di questo vino. Il vitigno è noto sin dal XV secolo (fu noto con vari nomi, tra cui "Nebbiolo bianco" e persino "Barolo bianco"). In passato veniva aggiunto al Nebbiolo per ammorbidirne il gusto; era "ospitato" in vigne di altro tipo perché - si diceva - le sue uve erano preferite da uccelli e insetti che così risparmiavano le principali; ed era vinificato perché "dolce" e apprezzato dalle donne, mentre gli uomini lo gustavano soprattutto in occasione dell'usanza di canté j'oeuv (cantare le uova) quando per tutta la notte si andava di cascina in cascina in una sorta di questua delle uova (da impiegare poi nella tradizionale frittata di Pasquetta) rallegrata da canti e profondi assaggi enoici. È uno dei vini principali del Roero, un territorio situato fra le Langhe, il Monferrato e la provincia di Torino, ricco di depositi marini dell'era Terziaria conformati in un basso sistema collinare (altitudine massima di 300-350 metri) con una considerevole presenza silicea, oltre ad argilla e calcare.
La composizione del terreno è il principale tratto distintivo rispetto alle confinanti Langhe, e questa differenza si riflette sui caratteri organolettici del vino: in particolare, il territorio roerino, col suo clima tipicamente continentale (inverni rigidi, estati calde e secche) tende a dare origine a vini dai profumi intensi, legati ai sentori di frutta e leggermente di fiori e conferisce all'Arneis un profumo che ricorda la mela e la pera, talvolta sentori esotici come ananas acerbo e pompelmo, e sensazioni retro-olfattive (o "aromi di bocca", cioè i profumi percepiti espirando, dopo aver bevuto un sorso di vino) amarognole che possono richiamare la mandorla.
Al colore l'Arneis si presenta giallo paglierino con lievi riflessi verdolini. Il gusto è secco, ma può presentare piacevoli sensazioni morbide, e solo raramente è acidulo come altri bianchi del Piemonte. Quando concentra buone presenze di alcol (il Disciplinare richiede un minimo di 10% vol., ma normalmente si attesta al 12%) presenta una discreta versatilità  negli abbinamenti gastronomici.
L'Arneis si sposa bene con molti piatti di pesce d'acqua dolce ed è anche più adatto di altri bianchi storici del Piemonte (come i più aciduli Erbaluce e Gavi) ad accompagnare ricette ricche ed elaborate a base di trota e di tinca. Può essere abbinato anche al risotto con tinca e alla pasta fresca all'uovo conditi con verdure di primavera. È ottimo con la carne bianca, come il coniglio cotto in padella con peperoni, i cui ingredienti includono aceto e zucchero (doss e brüsch, cioè dolce e acerbo).

Carta d'identità dell'Arneis
"Roero Arneis" è la definizione completa del vino, che ha ricevuto la Doc il 3 Gennaio 1989: deve essere ottenuto da sole uve Arneis provenienti dalle vigne autorizzate nel territorio di diciotto Comuni (tra cui Canale, Montà e Santo Stefano Belbo) tutti in provincia di Cuneo: in tutto, circa 420 ettari di vigneto, 600 aziende produttrici e 2.600.000 bottiglie. La resa massima per ettaro è di 100 quintali e l'annata di vendemmia va riportata in etichetta. Può essere prodotto nella versione spumante e ne esiste anche una "passita" che, pur non riconosciuta dalla DOC, può presentare valori organolettici di gran pregio. In passato, il mercato dell'Arneis era limitato al Piemonte, ma oggi è uno dei più apprezzati vini bianchi d'Italia e lo si può trovare nelle migliori enoteche e ristoranti di Manhattan o Tokyo. Un grande traguardo per un "capriccioso del Roero" che alla fine degli anni Settanta pareva destinato all'estinzione.


 

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