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Sacro alla luna - argenteria sabauda del XVIII secolo

 

SACRO ALLA LUNA
Argenteria sabauda del XVIII secolo

 

Fino al 1° luglio 2012

Torino, Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto


Splendente, candido, sacro alla luna: l’argento, insieme all’oro e alle pietre preziose, ha sempre affascinato l’uomo, diventando un vero e proprio status symbol dell’umanità. Anche la corte sabauda subì il fascino dei metalli preziosi e diede sempre molto credito agli artisti che fornivano importanti oggetti di oreficeria e di  argenteria.

Proprio su queste opere d’arte, realizzate in argento nel XVIII secolo dai più affermati argentieri attivi all’epoca in Piemonte, è incentrata la mostra che la Fondazione Accorsi-Ometto presenta nel Salone dei Pannelli Cinesi del Museo. 

Più di duecento pezzi di eccezionale qualità artistica databili tra i primi anni del Settecento e il 1796, anno in cui morì Vittorio Amedeo III di Savoia, sovrano illuminato e munifico, al quale si deve la creazione della celebre Orphevrerié Royale, fabbrica istituita nel 1775 all’interno di Palazzo Reale con il fine di sovrintendere alla creazione e alla cura delle argenterie conservate nelle residenze sabaude.

In mostra si potranno ammirare: una decina di zuppiere, tra cui la coppia realizzata da Paolo Antonio Paroletto con trofei di caccia, cinghiali e fagiani; una quindicina di caffettiere, tra le quali ricordiamo quella decorata con testa di cervo che trae ispirazione dal grande cervo di Ladatte, raro esempio del ricchissimo servizio realizzato per la Palazzina di caccia di Stupinigi tra il 1730 e il 1750; una settantina di zuccheriere, collezione straordinaria dalla variegata fantasia nelle decorazioni, che ben testimonia l’estro dei maestri argentieri piemontesi.

Tra le trenta paiole esposte, ossia le raffinatissime tazze da puerpera che venivano donate alle mogli, in occasione del parto, da mariti facoltosi e innamorati, va sicuramente menzionata la paiola con coperchio e vassoio della Regione Piemonte, realizzata da Andrea Boucheron, uno dei più grandi argentieri torinesi non inferiore ai celebri maestri argentieri parigini. Del maestro sono presenti in mostra altri tre oggetti: un numero eccezionale se si pensa che di questo importante artista sono rimaste solamente una decina di opere. 

L’unicità di questa mostra però non è solo rappresentata dal numero e dall’eccellente qualità artistica degli oggetti esposti, ma anche dalla loro provenienza, spesso nobiliare o reale, come il rinfrescatoio del celebre Servizio Turinskij: tra il 22 aprile e il 3 maggio 1782 furono ospiti a Torino il Granduca Paolo di Russia (futuro Zar Paolo I) e la sua consorte. Accolti con estrema attenzione da Vittorio Amedeo III e invitati a visitare le residenze di piacere dei Savoia, gli illustri coniugi furono favorevolmente colpiti dalle maestranze piemontesi che lavoravano a corte, tanto che molti artisti furono invitati a inviare opere a Mosca e San Pietroburgo. Per questo motivo, tra il 1787 e il 1793 fu commissionato a un gruppo di argentieri torinesi un servizio di circa 220 pezzi. Appartenuto ai Principi Golicyn, fu acquistato nel 1803 dalla corte imperiale; nel corso dell’Ottocento fu in parte disperso e in parte fuso. Del famoso Servizio Turinskij oggi sopravvivono solo cinque esemplari: quattro sono custoditi presso il museo dell’Ermitage; il quinto, eccezionalmente esposto in mostra, è di proprietà privata. 

 Dal Museo Civico d’Arte Antica di Torino a Palazzo Madama provengono una splendida caffettiera, probabilmente realizzata per i marchesi di San Martino, e una rara coppia di doppieri, di straordinaria qualità, di Carlo Bartolomeo Minutto, esempio di perfetta adesione al più puro stile rococò di metà Settecento. 

Pochi ma splendidi i piatti ebraici di Pesah, abitualmente decorati in Piemonte a triallages e a festoni, e caratterizzati dalle grandi dimensioni e dalla particolare leggerezza. 

Di proprietà del Museo Accorsi–Ometto sono una straordinaria caffettiera e un elegante centrotavola. La caffettiera fu realizzata da Giovan Battista Tana probabilmente per il Marchese Carlo Tete del Carretto intorno al 1760. Particolarissimo è lo stemma nobiliare applicato a sbalzo sul fronte. È sicuramente una delle più belle caffettiere piemontesi conosciute, paragonabile alle opere del maestro parigino Thomas Germain, a dimostrazione del livello qualitativo degli argentieri della Torino settecentesca. Del centro tavola, immancabile elemento decorativo durante i banchetti del Settecento, purtroppo si ignora l’autore: pare che sia stato regalato nell’Ottocento da Vittorio Emanuele II al figlio Emanuele conte di Mirafiori e Fontanafredda.

L'esposizione dimostra ampiamente come l’argenteria barocca piemontese sia tra le migliori d'Europa: creata nel Settecento sull’esempio di quella francese e avidamente collezionata negli ultimi due secoli da raffinati estimatori, sono quasi cinquant’anni, ovvero da quando venne allestita la mostra sul Barocco piemontese del 1963, che a Torino non vengono esposti così tanti oggetti.

Museo di Arti Decorative Accorsi–Ometto

Via Po 55, Torino

Orario

Martedì - domenica ore 10-13, 14-18 

 Lunedì chiuso, tutti i giorni visita guidata alla mostra ore 17:30

Biglietti

Mostra 5 euro 

Mostra con visita guidata: intero8 euro, ridotto 5 euro 

Museo + mostra, comprensivo di visita guidata: intero 10 euro, ridotto 8 euro (minori di 26, maggiori di 65 anni e aventi diritto)

Gratuito: bambini fino ai 12 anni, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card 

Info 

Tel. 011 837688 int. 3

www.fondazioneaccorsi-ometto.it

 


 

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