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Crealla

 

Crealla, Natale d’altri tempi 

 

di Elisa Gualandris


La neve sui tetti delle case di pietra, il silenzio dei boschi e le campane della chiesetta, le luci nei presepi agli angoli delle vecchie stradine. La pace dei boschi di castagni e pini sarà interrotta solo dal canto dei gufi e il freddo pungente della notte che scende sempre prima farà venir voglia di ritrovarsi intorno al camino per scaldarsi con castagne e vin brulé. 

Anche quest’anno si prepara un Natale d’altri tempi a Crealla, un’isola che galleggia sul mare verde dei boschi spruzzati di neve della Valle Cannobina, tra Gurro a monte e Cannobio a valle. Mancheranno solo i bambini che giocano a palle di neve nelle strade o ascoltano le fiabe raccontate dai nonni. Perché a Crealla oggi sono rimasti solo i vecchi. “E dire che negli Anni ’40 c’erano quasi 300 abitanti. Oggi sono una ventina” racconta Gildo Ferrari. È uno dei figli di Crealla che per lavorare se ne sono dovuti andare, ma che lì hanno lasciato il cuore. E oggi, ormai in pensione, danno l’anima perché il loro paese non venga dimenticato. Organizzando iniziative come la castagnata della seconda domenica di ottobre o la mostra di presepi, che anche quest’anno sarà inaugurata il 13 dicembre e darà un tocco ancora più magico al piccolo borgo. Ma tutto questo non basta ancora. Per salvare dall’oblio un immenso patrimonio di storia e di cultura si sono anche avventurati nel web: con un sito internet sempre aggiornato e anche una pagina su Facebook. 

C’è stato un tempo in cui Crealla compariva nelle cronache nazionali dei giornali e nelle trasmissioni tv: era il 2001 e in pompa magna veniva inaugurata la prima strada che permetteva alle auto di arrivare fino all’ingresso del paese. Prima di allora l’unica via d’accesso erano i millecinquecento scalini della mulattiera che ancor oggi parte da Ponte Falmenta, il percorso fatto per anni all’alba, spesso nella neve fino alle ginocchia, dagli uomini che scendevano a valle per lavorare nelle fabbriche. Per gli alimentari c’era la teleferica, che funziona ancor oggi, con partenza dal supermercato di Cannobio. Il tanto atteso e celebrato nastro di cemento non ha cambiato nulla. “La strada è arrivata troppo tardi”, dice “Il Gildo”, come lo chiamano tutti in paese. “Avrebbe avuto un senso cinquant’anni prima, ma ormai era troppo tardi. Se n’erano già andati tutti”. Specialmente dopo la chiusura della scuola, nel 1981, da ogni parte il colpo decisivo per lo spopolamento della montagna. Quella degli abitanti di Crealla è stata però una storia di grande coraggio: nei secoli hanno lottato contro il gelo, la povertà, l’isolamento. Molti sono emigrati: “Me ne sono andato in Svizzera a 12 anni”, ricorda Ferrari. “La maggior parte dei ragazzi ha fatto lo stesso. La vita qui era troppo dura. Si viveva di polenta, dei formaggi fatti con il latte delle nostre bestie, di frutti e dei prodotti dei terreni coltivati qui intorno al paese. Grazie alla teleferica la legna raccolta nei boschi veniva venduta a valle”

Pezzi di quella vita sono ancora a disposizione di tutti, nel piccolo “Museo del Gildo”. Per non dimenticare, in una vecchia baita Ferrari ha raccolto tutti gli oggetti della sua famiglia che ha potuto recuperare, prestati anche da altri compaesani. Ci sono i paioli in cui si cuoceva la polenta, le gerle con le quali le donne si caricavano il fieno sulle spalle, le corde per legare gli animali. Ci sono anche una culla e un fuso per filare la lana. Scarpe di corda, panieri e rastrellini per raccogliere i mirtilli, panieri per chi andava a pescare e vecchi tini. Il Gildo accoglie i visitatori e mostra con orgoglio i suoi tesori. Nella casetta sembra ancora di poter sentire le ninnenanne che le mamme e le nonne cantavano ai bimbi davanti al fuoco, in attesa che gli uomini tornassero dai boschi. Con i frutti raccolti alle porte del paese, Gildo prepara marmellate che offre come souvenir a chi passa di lì. Le ricette sono quelle di un tempo. Gli oggetti del museo parlano delle persone che non ci sono più e  riposano nel piccolo cimitero che si affaccia sulla valle. Le tombe curate e immerse nei fiori circondano la chiesetta. Almeno le messe ci sono ancora: ogni domenica viene a celebrare il parroco di Falmenta. “Una volta era tutto diverso: c’erano un’osteria, che aveva anche i tabacchi e il telefono pubblico, e due negozi di alimentari” racconta il Gildo. Il signor Lorenzo, l’oste, conserva ancora in casa il vecchio bancone del suo locale. Ha chiuso perché le leggi non gli hanno permesso di andare avanti: “Non avevo il bagno per disabili, racconta, non andava bene il pavimento di legno intagliato e posato con cura da me e da alcuni famigliari. Già era dura tirare avanti, figurarsi fare dei lavori e stravolgere tutto. La verità è che ci vorrebbe più attenzione per chi vive e lavora in montagna, servirebbero leggi che tengano conto delle difficoltà che abbiamo. Un agriturismo poco più a monte è dovuto restare chiuso per un mese perché c’erano delle mosche: come si fa a pretendere di non vedere mosche dato che c’è una stalla?”. 

Se un tempo la sera ci si ritrovava all’osteria o nelle case per chiacchierare, oggi resta solo il silenzio. Con tutte le difficoltà per tirare avanti: “Quando nevica il problema è pulire i viottoli del paese. Servirebbero braccia giovani”. E gli anziani hanno paura: “Un paio di mesi fa, dice il signor Lorenzo, sono arrivati dei falsi arrotini che hanno truffato un po’ tutti e sono scappati con più di 500 euro. Appena ci siamo resi conto della truffa abbiamo chiamato i carabinieri che hanno bloccato i malintezionati a valle, ma i nostri soldi non li abbiamo più visti. Ma i furti sono stati parecchi: ad alcuni sono sparite migliaia di euro: a Crealla non c’è una banca e molti preferiscono tenersi i contanti in casa”. Ci si aiuta un po’ come si può, anche contando sui membri del comitato “La rinascita di Crealla”, che organizza tutte le iniziative. Lo scorso 8 novembre è stata inaugurata una cappelletta dedicata alla Madonna del santuario di Re, in valle Vigezzo. All’inizio era stata costruita per accogliere legname e attrezzi, ma secondo gli abitanti era troppo bella per essere utilizzata come ripostiglio e così hanno deciso di trasformarla in un luogo di culto che accoglierà gli escursionisti che durante l’estate attraversano Crealla per raggiungere i suoi alpeggi. O i nuovi arrivati: villeggianti inglesi, francesi e anche degli americani che comprano le vecchie case e le restaurano per trascorrere il mese di agosto al fresco e in pace. “Qui possono capire cosa sono la quiete e il silenzio. Senza contare che i prezzi sono veramente accessibili”. 

Ora la neve inizia a scendere sulla valle e sui tetti di Crealla. Chi è rimasto è al lavoro: ci sono i presepi da preparare. Una settantina, in tutte le vie del paese. Alla faccia delle polemiche sui crocifissi e sul laicismo. A Crealla il Natale è ancora quello di una volta.


Questo articolo ha ricevuto una menzione alla III edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente

 


 

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