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Pennello di Fuoco

 

 

Sempre più richieste le creazioni di Alberto Piccoli, che ha trasformato in professione la sua passione per la pirografia


di Francesco Carbone


La prima cosa è la scelta del legno adatto. Poi tutto vien da sé, in uno scambio continuo di rispetto tra il materiale di lavoro e il suo curatore. Questo è pirografare sul legno, quasi dipingere con una punta di fuoco sulle superfici legnose di diverse specie. Plasmare la materia con concentrazione e fantasia, creando soggetti che sembrano animarsi in atmosfere bucoliche, paesaggi immersi nella serenità. 

Questa è la storia di “Pennello di Fuoco”, come viene chiamato dalle sue parti Alberto Piccoli. È un uomo umile, che a un certo punto della sua vita ha cominciato, quasi per caso, quella che sarebbe diventata la sua passione più grande: la pirografia, appunto. Tutti ad Almese conoscono Alberto Piccoli. 

Chi arriva da fuori e non lo conosce ancora, e gli si avvicina, impara subito ad apprezzarlo: il suo volto, il suo sorriso da bambino, la sua voglia di raccontare fanno cadere ogni imbarazzo. 

Mi sento un artista da sempre, già a 17 anni suonavo la chitarra al primo festival internazionale del rock. L’amore per la musica mi ha aiutato a superare momenti difficili, come quando ho lasciato la facoltà di Medicina dopo diversi anni di studio. Poi l’illuminazione. Un giorno presi in mano un vecchio pirografo di mia moglie e da lì è partito tutto. Quasi per scherzo”.

Uno scherzo di cui ora non può fare a meno. Appena si parla dei suoi lavori, gli occhi gli si illuminano, e così Alberto descrive il legno come un amico col quale intraprendere un dialogo artistico, fatto di reciproci compromessi, comprensioni e tanto divertimento.

Ho cominciato grazie a una mia carissima zia. Aveva una panca da restaurare e io, forte di una piccola esperienza da falegname, mi sono messo a lavorarci su, trasformandola in una panca fiorita. Grazie ai fiori marchiati a fuoco che avevo disegnato quella panca riprese a vivere”.

Era il 1986, 24 anni fa. E da quel momento in poi “Pennello di Fuoco” ha voluto fare sempre di più. Dai semplici quadri alle cornici grezze o rustiche, realizzate ad esempio con dei tronchi. Quando poi le sue opere hanno cominciato ha riscuotere successo, il lavoro è cresciuto molto, tutto su ordinazione. “Più passava il tempo e più capivo che la cosa fondamentale era la risposta del legno. È importante conoscerlo alla perfezione, altrimenti si rischia di partire in maniera sbagliata. All’inizio ho trovato maggiori difficoltà soprattutto col legno di pino, è troppo resinoso. Bruciando a fuoco, la resina si attacca alla punta del pirografo e impedisce un lavoro preciso. Nelle mie opere riesco a mettere tutto me stesso - o almeno, ci provo sempre. Questa per me è la cosa più importante”.

Come sempre nelle arti, accanto al talento è necessaria la tecnica. Quando ci si impadronisce della tecnica, il talento si può scatenare, ma sempre sono necessari impegno e fatica. Non c’è spazio per la superficialità.

La prima cosa da fare è cercare il legno adatto. Ad esempio, per la realizzazione del viso di una Madonna, che vuole luminosità, è adatto il legno di noce o pero. Da qui, si passa a dare una forma al pezzo di legno scolpendolo con la sgorbia. Si continua disegnando degli accenni del ritratto che si vuole realizzare. Accenni che poi verranno approfonditi con la punta del pirografo, bruciando in profondità. Questa fase è fondamentale per ottenere un effetto in rilievo, come se l’opera si staccasse dal muro, fosse tridimensionale. Altrettanto importanti sono le diverse bruciature utili per dare le ombre giuste. Durante il lavoro si utilizzano differenti puntali e pirografi, solo dopo arriva il colore. Per dare all’opera un effetto luminoso servono tre strati di vernice bicomponente inframmezzati da una passata di cartavetro per rendere liscio il lavoro, eliminando eventuali sbavature e colature. Infine si lascia asciugare per tre giorni. 

Per fare tutto questo, ad Alberto servono pazienza, tempo, sacrifico e sudore. E lui ha imparato queste qualità già da molto tempo. La sua produzione, nello studio di via Michela, è molto varia. Si va dalle Madonne con Bambino ai semplici girasoli, dai crocifissi ai ritratti personalizzati, dagli animali alle foglie, tutto nello stile tipico della pirografia. Tramite il passaparola, “Pennello di Fuoco” è oramai conosciuto e stimato da mercanti d’arte e collezionisti in Italia e all’estero. Le richieste per le sue opere sono talmente cresciute da superare, soprattutto nel periodo natalizio, la capacità di produzione. “È un lavoro lungo, che però mi rilassa. Ci ho messo tanti anni per arrivare a fare quello che faccio. I puntali, ad esempio, me li costruisco da solo proprio per ottenere dei risultati non schematici ma personalizzati. Prima avevo un laboratorio nel sottoscala, adesso lavoro all’aperto sia d’estate sia d’inverno. Una scelta obbligata per lasciare lo sfogo al fumo”. 

In più di vent’anni di lavoro Alberto Piccoli ha continuato la sua personale ricerca, sviluppando sensibilità e raffinatezza. Paragonando le sue prime opere, infatti, con quelle della maturità, si possono cogliere e apprezzare le differenze: il tratto prima aspro è diventato morbido e filtrato dalla consapevolezza dei propri mezzi, raffinati nel dettaglio ricercato e nella maniacale cura del particolare. Alle scene agresti colte nel loro lato più essenziale di vita contadina e agli interni rurali si sono aggiunti ritratti e girasoli nei quali è il colore, plasmato con estrema eleganza e incisività, ad assumere un ruolo di primo piano. “Ho sempre avuto una mia traccia, un mio stile. Col tempo però penso di essere molto migliorato. Ho anche frequentato corsi di scultura”.

Vedendolo al lavoro in questo periodo (l’articolo è stato redatto alla fine di novembre, ndr) sembra quasi un Babbo Natale moderno. Trasformare la materia prima informe in un prodotto finito, tutto con le proprie mani, è qualcosa di magico. “Ogni giorno è una soddisfazione nuova. Poco tempo fa ho venduto due pezzi a una signora cinese, che mi ha raccontato di volerli inviare in Cina. Gli amici mi hanno preso in giro. “Adesso vedi che te li copiano”, mi hanno detto. Ma è impossibile, perché è un’arte che si può fare solo a mano. Ogni pezzo è unico e non ce n’è mai uno uguale all’altro”. 

Alberto Piccoli (o, se preferite, Pennello di Fuoco) ama la sua arte e spera, un giorno, di tramandarla. “In passato ho già dedicato tempo all’insegnamento della pirografia, alla scuola S. Ambrogio di Torino. Spero di poterlo fare con più assiduità quando andrò in pensione”

Lo sperano in tanti.


 

Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla III edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di aprile 2010, p. 17



 

 


 

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