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Minoranza linguistica e patrimonio

 

Il francese nelle valli valdesi


di Cristina Chioni


I Valdesi colti parlan quasi sempre quella lingua fra loro. La introdussero nel paese, dicono, i pastori che vennero chiamati dalla Francia e da Ginevra dopo che la peste del 1630 ebbe portato via quasi tutti i pastori delle valli; e aiutarono anche a diffonderla i giovani mandati a studiare al di là delle Alpi, e i libri religiosi, scritti in francese. ...

Con queste parole sul finire dell’Ottocento Edmondo De Amicis descriveva un aspetto della realtà linguistica delle valli valdesi. Oggi il francese continua a far parte del patrimonio culturale del luogo, ormai sganciato dalla dimensione puramente confessionale.

L’eteroglossia francese del territorio, originata dall’arrivo degli esuli francesi di confessione protestante e rafforzata dalla traduzione della Bibbia in francese nel 1532, divenne essenziale per mantenere i contatti con le comunità protestanti d’oltralpe non solo da un punto di vista religioso, ma anche politico e culturale. 

Al consolidamento del francese come lingua della religione, della cultura e dell’istruzione, contribuì poi l’arrivo di maestri e pastori valdesi dal Delfinato e dalla Svizzera a seguito della peste del 1630. Dal 1561 e fino al cessare delle persecuzioni, si sviluppò la “letteratura rifugiata”, un fiorire di pubblicazioni protestanti in francese, e si potenziarono i rapporti con i paesi europei protestanti che sostennero e protessero i valdesi accogliendoli anche come esuli.

Il radicamento del francese, che peraltro godeva di particolare prestigio e di un’ampia diffusione in Europa, fu favorito anche da una serie di condizioni storico-geografiche, economiche e culturali che contribuirono a garantirne la sopravvivenza. Tra queste gli scambi commerciali transfrontalieri, l’emigrazione lavorativa stagionale o temporanea in Francia e Svizzera e il vantaggio che conferiva soprattutto alle donne che, proprio in virtù della loro padronanza della lingua francese, trovavano impiego come istitutrici in ricche famiglie italiane ed europee.

Dal 1848, con l’emancipazione, aumentò invece il prestigio dell’italiano, legato al sentimento patriottico, all’intento di evangelizzazione della penisola e alla possibilità, anche per i Valdesi, di accedere alle università e pubblicare libri in patria.

In questa fase storica alcuni  auspicavano la fine del bilinguismo a favore dell’italiano, ma col tempo prevalse la consapevolezza del valore di tale caratteristica, e iniziarono le azioni di tutela della tradizione francofona sia a livello locale (con la nascita nel 1914 di un “Comitato pro francese nelle valli di Pinerolo”), sia a livello nazionale, allorché il governo nel 1911 riconobbe come complementare l’insegnamento del francese nelle Valli Valdesi e nella Valle di Susa.

Una grave minaccia fu l’avvento del fascismo che, con la sua politica d’italianizzazione forzata, ne proibì l’insegnamento nelle scuole elementari, ripristinato solo dopo il 1945. Anziché decretare la fine dell’uso del francese, il proibizionismo contribuì a rafforzarne l’importanza anche identitaria. 

Nel clima di reazione alla repressione fascista s’inserisce la Carta di Chivasso del 1943, denuncia dei danni perpetrati dal fascismo all’identità del territorio, cui fece idealmente seguito l’articolo 6 della Costituzione: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Tale principio trovò applicazione nella L. 482/1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, da cui discende la recentissima L. 11/2009 della Regione Piemonte, che si auspica possa ulteriormente contribuire a salvaguardare e promuovere la minoranza linguistica storica francese sottovalutata e più indifesa rispetto a quella occitana.

Promozione e tutela del del francese nelle Valli Valdesi s’inseriscono nella tradizione culturale e sono rese possibili grazie all’impegno di scuole, enti pubblici, associazioni e privati, anche in virtù dell’attuazione delle leggi a tutela delle lingue minoritarie e di specifici programmi europei di collaborazione transfrontaliera.

L’impegno si è manifestato a vari livelli, non solo nel contesto religioso e culturale valdese, nelle prese di posizione personale sui quotidiani, negli atti amministrativi, nelle scelte di Comuni e comunità montane e nel ruolo cardine della scuola. Ma anche in forme meno istituzionali, come il canto, con il repertorio tradizionale tramandato oralmente e fissato in forma scritta nei cahiers, le trasmissioni radiofoniche di Radio Beckwith Evangelica (ascoltabile on line sul sito www.rbe.it), il teatro, il cinema e, dal 1991, l’annuale Semaine du français. Interessante anche il ruolo dei gemellaggi: dei nove comuni della Val Pellice, cinque sono gemellati con paesi francesi.

Nel contesto scolastico l’attenzione alla lingua francese si realizza non solo attraverso i programmi didattici, ma anche con l’organizzazione di scambi con scuole francesi e corrispondenza tra alunni italiani e francofoni francesi e africani. La Legge Regionale 16/99 ha anche consentito l’attivazione del progetto-pilota d’introduzione alla lingua francese nelle scuole di montagna offrendo agli alunni delle scuole primarie un percorso didattico con insegnanti madrelingua.

Dall’entrata in vigore della legge 482/99 il francese gode, nelle valli valdesi, di nuove possibilità di promozione e mantenimento che si concretizzano sia nella prosecuzione delle attività già avviate in passato, sia nell’organizzazione di nuovi progetti e nell’istituzione dello sportello linguistico per le lingue minoritarie.

Tuttavia, indipendentemente dal quadro di tutela legislativa, il francese è tramandato di generazione in generazione nella vita quotidiana di talune famiglie attraverso il maternage, i contatti con i parenti d’oltralpe, i canti popolari e la semplice conversazione: lo si sente parlare al mercato o agli incontri di hockey (sono numerosi i giocatori e allenatori, italo-canadesi o francesi). Si tratta, dunque, di una competenza linguistica diffusa in modo trasversale alle fasce d’età, all’appartenenza e ai contesti sociali. 

Il francese nelle valli valdesi gode dunque di differenti strategie di promozione e mantenimento insite nella sua triplice natura di lingua della tradizione valdese, di lingua minoritaria storica e di lingua straniera, il che le permette di essere sempre attuale come patrimonio culturale capace di aprire i piemontesi all’Europa e ai migranti francofoni. 

 

Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla III edizione del Premio Piemonte Mese, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di novembre 2010, p. 16

 


 

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