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Storia e ambiente, un matrimonio possibile

 

 

Nuove tecnologie e risparmio energetico al servizio di edifici antichi e centri storici 


di Paolo Procaccini


Architettura, arte ed energia, tre caratteri per i centri storici. Con le nuove tecnologie, impiegare le fonti per la produzione di energia rinnovabile nelle zone d’epoca è possibile. Lontani per geografia e colore politico, ma avvicinati dalla storia con i Romani prima e l’età medievale dopo, sono i Comuni di Asti e Avigliana, città con un bagaglio di arte e cultura da trasformare nel presente pensando al futuro. Un obiettivo complesso, ma possibile da raggiungere.

Il destino delle vecchie città è deciso oggi dalle commissioni comunali per l’ambiente e il paesaggio. Spetta a loro rilasciare le autorizzazioni per utilizzare le fonti di energia pulita nei centri storici. Introdotte nel 2008, le commissioni hanno un solo carattere in comune: i componenti. Tre come minimo. Una visione soggettiva e per nulla unificata fa subire ai cittadini coinvolti diversi trattamenti a pari condizioni. Un limite superabile con una normativa chiara e funzionale. Una legge-quadro che definisca problemi, limiti e possibilità liberando i privati da dinieghi burocratici e discutibili e vincendo un blocco che non può permettersi il Piemonte. Regione presentata al mondo dell’energia sostenibile con l’intento di diventare “regione leader in Italia delle buona pratiche”, come precisa Amelia Alberti, presidente del Centro del Sole di Verbania. Di incongruenze parla anche il Sindaco di Asti, Giorgio Galvagno: “Dal punto di vista generale dell’ambiente, ogni Comune ha delle proprie impostazioni”. Ed Enrique Garcia, amministratore delegato di Greenergy, del gruppo Ilmed, gli fa sponda: “Le commissioni non valutano tutte allo stesso modo”. Ogni giunta ha poi proprie sensibilità. E se il Comune di Avigliana ha deciso che “la normativa sull’eco-sostenibilità sul territorio comunale vede il suo punto fondamentale in un provvedimento soprattutto edilizio, qual è l’allegato energetico al regolamento edilizio” come illustra il Sindaco Carla Mattioli, ad Asti si è invece optato per “difendere l’uomo che vive nell’ambiente” spiega Galvagno, preferendo politiche “per la tutela dell’aria e dell’acqua”. L’importante, per la città dei due laghi e porta della Valle di Susa, è avere abitazioni nella classe energetica C (ovvero con un consumo dell’involucro del fabbricato nuovo o in ampliamento inferiore ai 70 Kw/mq all’anno, ndr). Dichiarando guerra allo spreco di energia in tutti i modi possibili.

Impiegare i pannelli fotovoltaici nei centri storici è possibile. Lo dice la Regione e lo conferma Alberti: “In Piemonte è permesso installare nei centri storici impianti solari, sia termici per produrre acqua calda, sia fotovoltaici per produrre elettricità”. È la legge regionale 13 del 2007 che lo consente, per via di opportuni regolamenti edilizi. “Ci sono Comuni che hanno compiuto una decisione a priori secondo cui, per esempio, i moduli devono essere totalmente integrati nella falda”, racconta Garcia. “Avigliana ha un centro storico esteso e un ambito di pregio naturalistico ambientale soggetto a specifiche tutele” spiega Mattioli. Questo ha spinto la sua Giunta a imporre l’utilizzo di pannelli integrati nelle falde delle coperture per le abitazioni del centro storico. “È una decisione a priori secondo me discutibile, perché non è detto che l’impatto sia minore” conclude Garcia.

Un carattere poi da considerare sono i tempi. Lunghe attese annientano la volontà dei privati. Mossi dal desiderio di partecipare alla battaglia per l’ambiente, gli abitanti dei centri storici non sono adeguatamente sostenuti. Garcia non nasconde la sua opinione, per cui “i tempi si sono dilatati se siamo in zone a vincolo paesistico o ambientale”. E non di poco: “Le attese per realizzare un impianto fotovoltaico in zona a vincolo sono di sei, otto, dieci mesi, che sono tempi inammissibili”. 

Un esempio di integrazione di pratiche eco sostenibili e architettura da salvaguardare lo offre la Città del Vaticano. “Il progetto, promosso dalla Direzione dei servizi tecnici del Governatorato, prevede la produzione di energia elettrica da fonte solare. Si tratta dell’installazione di un impianto fotovoltaico sulla copertura dell’Aula Paolo VI” ha illustrato l’ingegnere Mauro Villarini a Nicola Gori, dell’Osservatorio Romano. “Della superficie complessiva dell’Aula Paolo VI, circa 5.000 metri quadrati, verranno coperti da moduli fotovoltaici circa 2.000 metri quadrati. [...] La potenza media [...] sarà di poco meno di 100 watt per una potenza complessiva di circa 220 Kw/ora”. 

E se un impianto fotovoltaico ha visto la luce sulla Basilica di San Pietro, dovrebbe essere possibile realizzarne di molto meno impegnativi sulle coperture dei centri storici piemontesi. Una possibilità da non trascurare, che permetterebbe alla Regione di scalare posizioni nella classifica degli Enti locali attenti all’ambiente. Il Piemonte è passato dagli 11,37 Megawatt di picco (Mwp) con 1178 impianti di luglio 2008 a 43,33 Mwp nel luglio 2009, con 3420 impianti. Toscana e il Trentino Alto Adige sono state così superate dal Piemonte nella classifica delle sei regioni più virtuose di Italia. Dopo Puglia (69,62 Mwp con 3269 impianti), Lombardia (59,78 Mwp con 6403 impianti) ed Emilia Romagna (46,16 Mwp con 4107 impianti), la giunta Bresso ha portato la Regione quasi sul podio. Obiettivo sfuggito nel 2009 ma realizzabile entro la fine del 2010 anche attraverso la promozione e la valorizzazione delle zone d’epoca, coniugando ambiente e storia e utilizzando le risorse di un territorio con buona irradiazione e ricco di capitale architettonico. Sarebbe una scelta balsamica anche per il turismo. Inchiodato dal combinato della crisi e dell’ormai ridotto effetto olimpico, il settore potrebbe raggiungere un nuovo mercato attirando visitatori sensibili sul tema. Il matrimonio ambiente e storia, debitamente coltivato, potrebbe dunque regalare grandi soddisfazioni. Gli strumenti ci sono e giungono da una partnership italo-tedesca. Il progetto “Pv Accept” è durato tre anni, dal 2001 al 2004, con il coordinamento dell’Università delle Arti di Berlino. L’idea, sostenuta dalla Commissione Europea, ha permesso di elaborare pannelli solari semitrasparenti, più adattabili come colore e diversi nella struttura di superficie. Un progetto realizzato e pensato, come scrive l’architetto Stella Casiello, dell’Università Federico II di Napoli “per convincere anche i responsabili della tutela ambientale e monumentale che la tecnologia moderna e la conservazione del tradizionale non sono in contrasto”. Motivo in più per creare una normativa unificante, a favore dell’ambiente e della storia. Antenati e posteri ringraziano. 

   

Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla III edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di febbraio 2010, p. 18

 


 

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