Voci, sussurri e storie di una storica sala torinese che spera di rinascere
di Veronica Stilla
Stradine strette ricoperte da sassi arrotondati che si sentono sotto le scarpe, caseggiati bassi e armonici, dipinti murali sulle facciate delle case, botteghe artigiane, ristorantini tipici e soprattutto silenzio. Tanto. Piacevole.
Strano a dirsi ma sono a Torino, al Borgo Vecchio di Campidoglio, un quadrilatero di territorio urbano compreso tra corso Svizzera, via Cibrario, via Nicola Fabrizi e corso Tassoni.
Passeggiando in questo dedalo di vie si arriva in via Colleasca dove, un po’ nascosta, si mostra la facciata impolverata del Cinema Zeta. Sembra che il tempo si sia fermato: è ancora affissa la locandina dell’ultimo film proiettato: la scritta “Zeta Sexy Movie, film hard core vietato ai minori di anni 18” imbarazza un po’. La curiosità vince e infilo il naso tra le grate.
“Signorina, le piacerebbe entrare a dare un’occhiata?” Mi giro e un signore con il viso rassicurante comincia a srotolare la catena che tiene chiuse le porte e prima che sia io a chiederglielo mi confida, con un certo orgoglio, di essere il Signor Lupo, in passato proprietario e poi gestore del Cinema Zeta.
Entro a passi leggeri e nel foyer, accanto alla biglietteria vuota con ancora il prezzario, mi pare di udire il mormorio degli spettatori in fila.
Mi inoltro verso la platea e scendo la scale per arrivare allo schermo quasi timorosa di aver profanato un luogo.
D’un tratto, alla mie spalle, sento cantare. Mi giro e una ragazza vestita un po’ demodé mi sta fissando dall’entrata della platea: “Mi scusi, non era mia intenzione disturbare, pensavo che non ci fosse nessuno qui dentro...”, sento il bisogno di giustificarmi. “No, scusa tu per averti spaventata... a me piace cantare, è un impulso irresistibile. Spero che nella vita tu faccia quello che desideri, io ci sono riuscita!”
“Lei è una cantante?” le chiedo.
“No, io sono la maschera di questo cinema. Sin da bambina desideravo fare questo mestiere... mi piace aiutare le persone anche se tutte le scale di tutti i cinematografi del mondo hanno piccole lucine che guidano i passi degli spettatori! Io li aiuto a raggiungere posti irraggiungibili, restati vuoti e altrimenti destinati a rimanere tali. Poi aspetto che tutti siano seduti per far spegnere le luci...”
Mentre pronuncia queste parole le brillano gli occhi e un velo di malinconia sembra apparire sul suo volto.
“Toglimi una curiosità, le chiedo, ma quanti film hai visto mentre lavoravi qua?”
Si mette a ridere: “All’inizio li guardavo tutti, a tutte le proiezioni; per esempio “Pioggia Sporca” sono riuscita a vederlo sei volte nello stesso giorno... Ne vedevo talmente tanti che a volte non riuscivo a distinguere la realtà dalla finzione! Poi ho pensato che potevo anche scegliere cosa guardare e cosa no. Poi con l’arrivo dei film porno in questo cinema è cambiato tutto, non ne ho visto più neanche uno!”
“Ma figurati, di sicuro una sbirciatina ogni tanto l’hai data!”. Una voce stridula proviene dalla biglietteria; io e la maschera ci avviciniamo e in biglietteria una signora con una divisa blu è seduta su uno sgabello con le gambe accavallate. Mentre mastica un chewing-gum dice nervosamente: “Se non ci fossi io qui, il Cinema avrebbe già chiuso! Migliaia di spettatori in fila, tutti uomini, per chi credete che vengano?”
“Veramente lo Zeta è chiuso da un po’” risponde un po’ imbarazzata la maschera e poi rivolgendosi a me: “Lei ha sostituito la signorina Silvia, una figura storica quando il cinema Zeta era un cinema d’essai... insomma, lei è arrivata con i film porno, ecco il perché di tanti uomini che facevano la fila!”
La bigliettaia appare un po’ ferita da questa affermazione, comincia ad arrossire: “Sì, è vero, forse gli uomini venivano solo i film porno. Ma sono sicura che qualcuno veniva anche per me! Il signor Gaetano, il maresciallo in pensione di via Balme, mi portava sempre le caramelle! Beh, a volte sembravano già scartate, come se fosse stato indeciso, ma in fondo quel che conta è il pensiero!”
La bigliettaia mi ispira simpatia, con il suo aspetto apparentemente aggressivo che nasconde una grande sensibilità. “Le è mai capitato che qualche spettatore le facesse delle avances?” le chiedo, incuriosita dalla sua storia.
“Certo! Una volta uno spettatore mi ha invitato a cena! La sera dell’appuntamento, però, pioveva tantissimo e sono arrivata tardi al ristorante. Lui non c’era più e al posto suo ho trovato un mazzo di rose rosse con un biglietto: ‘Da una donna che ha a che fare con orari e puntualità tutto il giorno non posso accettare un ritardo. Mi hai deluso già al primo appuntamento. Nessuna storia d’amore può iniziare con una delusione’...”.
La bigliettaia si incupisce all’improvviso, torna dietro il bancone e comincia a trafficare tra biglietti e scartoffie. Ormai non riesco più a capire se sto sognando tutto o se quello che ho visto e sentito faccia parte della realtà, la sensazione è quella di trovarsi in un film. Ma no, la maschera e la bigliettaia sono davanti a me, in carne ed ossa, le loro storie sono vere, non possono essere frutto della mia fantasia!
Persa nei miei pensieri non mi sono accorta che la maschera sta chiacchierando con un signore alto e dinoccolato, con le spalle un po’ curve e il viso da eterno bambino. La maschera mi chiama: “Vieni, ti presento Lodovico!”
Mi avvicino e Lodovico, tendendomi la mano dice: “Ciao, sono Lodovico, il proiezionista del Cinema Zeta”. Ha la voce un po’ tremolante, quasi balbetta ed è diventato tutto rosso. “Lavoro qui da molto tempo, da quando lo Zeta era un cinema d’essai e ci venivano le coppiette, le famiglie la domenica pomeriggio. Poi è diventato un cinema porno. Anche se può sembrare strano, io ero più felice prima. All’inizio mi ero ripromesso di non guardare: mettevo il film, davo l’avvio e mi mettevo a leggere. Sempre letture impegnate, beninteso. I primi tempi riuscivo a non guardare. Poi, tutto quel gemere ha cominciato a distrarmi, per non parlare di quello che si dicevano gli attori... ma io non ho guardato. Mai. Tranne una volta, la tentazione è stata troppo forte. E così ho guardato. Poi, per la vergogna, mi sono lasciato scivolare lungo il muro della cabina di proiezione e mi sono ripromesso di non farlo mai più. Rivoglio le domeniche pomeriggio degli innamorati!” Lodovico pronuncia quest’ultima frase urlando con una tale forza che mi fa sobbalzare.
Giro lo sguardo, mi rendo conto di essere seduta su una poltroncina della platea e accanto a me non c’è più nessuno. La maschera, la bigliettaia e Lodovico sono spariti. È stato davvero tutto frutto della mia fantasia? Confusa, mi avvicino all’uscita, dove il Signor Lupo mi sta aspettando per chiudere...
E il cinema? Beh, il cinema esiste davvero, ora è chiuso e il quartiere sta lottando per riprenderselo e trasformarlo in un centro culturale.
Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale al Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di marzo 2010, p. 20