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Da stufato a terapista

 

 

 

Il Rifugio degli Asinelli di Sala Biellese, unica sede italiana del glorioso Donkey Sanctuary britannico, offre una nuova vita agli animali maltrattati


di Rachele Totaro


Molti arrivano dalla Romania, altri dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Italia. C’è chi è stato imprigionato per un anno in una grotta, chi è stato accoltellato per divertimento, chi è stato abbandonato in mezzo al nulla. Storie diverse, ma con qualcosa in comune: i personaggi, asini e uomini (questi ultimi, come spesso succede, prima protagonisti nel male, dopo nel bene), e il lieto fine, che accomuna tutti gli ospiti de “Il Rifugio degli Asinelli onlus”.

Aperto ufficialmente nel mese di agosto a Sala Biellese, paese immerso nella Serra e abitato da 600 umani e 100 asini (diventeranno 250 quando saranno terminati i lavori), il Rifugio rappresenta l’unica base italiana di The Donkey Sanctuary di Sidmouth, nel Devon, una delle più celebri associazioni no-profit inglesi, attiva dal 1969 a difesa di somari, muli e bardotti maltrattati. 

È stata propria l’onlus britannica a volere la creazione del Rifugio degli asinelli nostrano, il primo di questo genere in Italia, Paese in cui, finora, la sensibilità nei confronti degli animali maltrattati si è orientata soprattutto verso specie strettamente domestiche, cani e gatti in testa.

Basterebbe questa unicità a rendere speciale il Rifugio; da sola, tuttavia, non sarebbe sufficiente a giustificare la presenza costante di visitatori (più di mille nel giorno dell’apertura) provenienti da tutto il Piemonte, dalla Liguria e dalla Lombardia.

Quali sono, allora, gli ingredienti che stanno determinando il successo dell’ospizio asinino di Sala Biellese?

Un primo aspetto riguarda la posizione della struttura. Il Rifugio si snoda tra i boschi e i prati dell’ex Parco Rivetti, un secolo fa sede di una colonia messa a disposizione dei bambini da parte degli industriali omonimi, da tempo abbandonata ai rovi e agli animali  selvatici. 

Ora, con i lavori di recupero messi in atto per la costruzione del riparo, il luogo ha riconquistato la bellezza che aveva fatto innamorare i biellesi di cento anni fa e che potrebbe far innamorare i nuovi turisti che nei weekend si riversano al Rifugio: la promozione del territorio segue sentieri contorti e, a volte, può arrivare anche a dorso d’asino. 

Un posto dove rilassarsi (imperativo implicito per questi tempi stressanti…), ancora di più grazie alla possibilità di interazione, agevolata da percorsi “a distanza di carezza” dagli asinelli, che incoraggiano il contatto fisico tra umani e animali: aspetto che, a giudicare dalle espressioni estasiate dei visitatori, riesce ad entusiasmare allo stesso modo bambini e adulti. 

D’altra parte, uno dei punti di forza del Rifugio è senza ombra di dubbio il carattere amichevole degli ospiti: nonostante provengano da situazioni di maltrattamento, sfruttamento, abuso, ciuchi di ogni dimensione ed età si avvicinano ai visitatori con curiosità e fiducia, dimostrando una capacità di adattamento e ripresa dai traumi di gran lunga superiore a quello di altre specie animali. 

Sembra impossibile immaginare che quegli stessi somarelli che si rincorrono spensierati o si affollano contro le staccionate contendendosi l’attenzione dei visitatori provengano da situazioni tragiche; eppure, come ribadisce Barbara Massa, responsabile del centro, “il Rifugio nasce per tutti gli asini che non avrebbero altre possibilità”

E sono tanti, anche nella “civilissima” Europa: la loro natura calma e gentile, infatti, rappresenta spesso la condanna a una vita di fatica e maltrattamenti. Un grosso merito del Rifugio, e un altro motivo di interesse, è il riconoscimento di queste caratteristiche come pregio e non come difetto: la docilità e l’equilibrio che contraddistinguono gli asini li rende adatti all’impiego nella Pet Therapy, che dovrebbe essere attivata a Sala a partire dal 2011.

L’esempio inglese è ancora una volta il modello di riferimento del centro italiano, questa volta attraverso l’Elisabeth Svendsen Trust for Children and Donkeys, associazione gemella del Donkey Sanctuary dedicata all’onoterapia (dal greco onos, asino). Gli asini più docili tra quelli salvati dall’associazione vengono sottoposti a un addestramento specifico di un anno, che termina con un vero e proprio esame, per testare l’equilibrio dell’animale in caso di forte stress o di situazioni-limite; anche gli operatori seguono una preparazione altrettanto rigorosa per diventare asinoterapeuti. 

Le terapie sono personalizzate sulla base della situazione clinica dell’utilizzatore, in collaborazione con istituti e famiglie; ma, soprattutto, sono completamente gratuite. “Non potrebbe essere altrimenti”, spiega Barbara Massa. “L’Elisabeth Svendsen Trust è nato per rendere disponibili i benefici della terapia con animali non solo per una nicchia di privilegiati, ma per tutti, soprattutto per i poveri, che spesso, pur avendone maggiormente bisogno, non possono accedervi. Sappiamo che toccheremo gli affari di altri, ma…”. 

Ma non è questo che spaventa gli operatori del Rifugio; anzi, sembra che niente sia in grado di spaventarli. Ricordando le origini del Centro, Barbara Massa ripercorre una successione da far venire i brividi. “I primi animali sono arrivati nel novembre 2007: tredici asini svizzeri. Dopo una settimana se ne sono aggiunti altri sette, già ospiti di una associazione locale, e poi, un po’ per volta, sono approdati quelli che erano alloggiati nelle altre strutture di sosta del Donkey Sanctuary, soprattutto in Romania”. 

In quattro mesi il Rifugio è passato da zero a sessanta asini, in una escalation che avrebbe fatto tremare le gambe a molti. “In realtà pensavamo peggio” corregge Barbara Massa. “La collaborazione con l’Inghilterra ci ha permesso di avvalerci di una esperienza professionale senza eguali e di poter contare su fondi sicuri”. 

Il Rifugio degli Asinelli di Sala, infatti, è finanziato dalla Ong inglese, che garantisce agli ospiti un trattamento da prima classe. Basta una visita per accorgersene: non ci sono le staccionate malferme o le coperte rattoppate che spesso contraddistinguono i centri di accoglienza per animali maltrattati, frutto della cronica mancanza di fondi del no-profit in Italia e dell’appoggio al volontariato. 

E comunque, finora, le offerte dei visitatori non si sono fatte attendere: quegli stessi biellesi che il luogo comune definisce diffidenti e un po’ taccagni fanno a gara per supportare il centro attraverso l’adozione a distanza (20 euro all’anno, sempre nell’ottica dell’accesso per il maggior numero di persone) e le offerte libere, in denaro, mele o carote.  

È la dimostrazione che non è follia, anche se potrebbe sembrarlo, la decisione di aprire un asilo per somarelli in un posto dove ancora adesso il tapulun (stufato di carne d’asino) è uno dei piatti tipici, in tempi dove anche la solidarietà deve fare i conti con la crisi. E se proprio follia dev’essere, è una follia che è speranza, è fiducia. Strano pensare che, come spesso accade, arrivi proprio da chi è ogni giorno a contatto con la parte peggiore degli uomini. Eppure…

Se spieghi a chi è in tenera età il dolore che sente un animale maltrattato, quella persona non resterà mai indifferente di fronte a un caso di maltrattamento” conclude Barbara Massa, ricordando i tanti corsi che la struttura rivolge ai più piccoli, organizzati per diffondere conoscenza e cultura del rispetto verso gli animali. “I bambini recepiscono, diventano ambasciatori: l’augurio è che tra venti, trent’anni, un posto come il Rifugio degli Asinelli non serva più”.  


 

Questo articolo ha vinto ex aequo la III edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di maggio 2010, p. 14

 



 

 


 

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