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Non c'è Torre senza Spina

 

 

 

Pochi servizi e tanti problemi: come può cambiare la vita dei residenti della Spina 3?


di Matteo Vabanesi


La geometria dei confini spesso influisce sulla qualità dei rapporti di vicinato. Lucchetti alle porte d’ingresso, aree gioco ad accesso controllato, ferrea disciplina degli spazi: fra le torri di corso Mortara procede con qualche intoppo l’esperimento di “mix sociale” tentato dal Comune di Torino nell’area di Spina 3. Un’area dove la convivenza tra inquilini Atc e soci della Cooperativa Di Vittorio non è delle migliori, anche se, da qualche tempo, si registrano segnali incoraggianti. “Il problema è legato alla distribuzione delle quote di proprietà nelle parti comuni”, spiega Giovanni Magnano, dirigente del Settore Edilizia Residenziale del Comune di Torino. “Gli edifici sono stati realizzati in convenzione ma i costruttori, prima di vendere i lotti, avevano già deciso le pertinenze di ciascun edificio. Le cooperative le hanno mantenute e l’amministrazione comunale non ha più potuto fare nulla, se non mediare i conflitti tramite la formazione del Comitato Parco Dora e il lavoro degli operatori dell’associazione Acmos e della cooperativa Valdocco”.

Le torri svettano sull’area Michelin riconvertita in “Villaggio Media” con le Olimpiadi. Chiusi i Giochi, il complesso (tre palazzoni di 21 piani ciascuno e sei fabbricati più bassi, per un’estensione totale di 36.000 metri quadri) è stato destinato a uso residenziale, con una torre e altri alloggi riservati all’edilizia pubblica. Complessivamente, oggi, sono 450 le famiglie che gravitano intorno alla cosiddetta “piastra”, l’area rialzata comune a tutte le abitazioni. Uno spazio anche in passato oggetto di contese. “L’idea di creare un ambiente ad alta coesione sociale si è subito scontrata con un dato di fatto: se non c’è nessuno in grado di innescare processi positivi, da soli non partiranno mai”, afferma Enzo Cascini dell’associazione Acmos “I problemi, in corso Mortara sono quelli di tutti i condomini. Famiglie arrivate da parti diverse della città, situazioni sociali a volte difficili, crescita demografica precipitosa: non è sufficiente giustapporre palazzi per creare una comunità, si deve favorire anche lo sviluppo di una cultura della convivenza sociale”.

Per promuovere l’integrazione Acmos ha dato vita al progetto “Filo continuo”. Dal 2008 quattro volontari, insieme a un giovane in uscita da una comunità di recupero, abitano un paio di appartamenti messi a disposizione da Atc al civico 36 di corso Mortara. L’obiettivo: creare una “comunità di prossimità” in grado di sostenere iniziative d’accoglienza e instaurare, insieme alle istituzioni e alle altre associazioni, dinamiche relazionali e di solidarietà. 

Ma “non basta dare una mano di vernice senza entrare nel merito dei problemi”, afferma Ezio Boero, uno dei promotori del Comitato Spontaneo Dora Spina 3. “Le Torri, precisa, scontano le difficoltà tipiche di tutta la Spina. Un’area ad alta densità abitativa cresciuta frettolosamente e povera di servizi, dove sembra mancare un progetto di sviluppo d’insieme”. 

In base ai dati forniti dal Comune, la Spina 3 occupa una superficie di circa 2,5 milioni di metri quadri e ospita più di 13.000 famiglie, per un totale di quasi 28.000 abitanti. L’area, attraversata dalla Dora, è suddivisa tra la IV e la V Circoscrizione, e si estende tra la ferrovia, corso Potenza, corso Regina e via Foligno. Una zona un tempo a vocazione industriale dove, oltre alla Michelin, sorgevano le Ferriere Fiat, le Officine Savigliano, la Manifattura Paracchi. Fabbriche delle quali resta ormai solo il ricordo, insieme a qualche simbolo d’archeologia industriale. Con il Programma di Riqualificazione Urbana (Priu) approvato nel 1998, e con i successivi Programmi di Sviluppo Sostenibile del Territorio (Prusst), il Comune di Torino, attivando risorse pubbliche e private, ha investito 800 milioni di euro, per cambiare radicalmente volto a questo storico quartiere operaio. Assi viari inediti (il passante ferroviario, il nuovo corso Mortara, un ponte sulla Dora), complessi residenziali, una grande area verde. Un progetto di largo respiro tuttora in fase di realizzazione, che sconta anche diverse criticità. Tra gli abitanti è netta la sensazione che lo sviluppo avvenga principalmente in funzione dei tre grandi centri commerciali della zona, l’ultimo dei quali ha inaugurato, nei mesi scorsi, una nuova galleria con 40 negozi. 

I principali problemi sollevati dal Comitato Dora Spina 3 e da numerosi cittadini sono d’ordine ambientale, sociale e legati alla carenza dei servizi. In primo luogo, sono i 425.000 metri quadri del Parco Dora a preoccupare: le bonifiche procedono e il monitoraggio dei siti è costante, ma le ultime rilevazioni dell’Arpa hanno fatto registrare livelli d’inquinamento ancora al di sopra dei limiti di legge. Non va poi dimenticato il problema della “stombatura” della Dora: la rimozione della copertura in cemento del fiume tra via Livorno e corso Principe Oddone potrebbe riservare problemi d’ordine ambientale sotto le fondamenta dell’involto.

A livello sociale, più che la sicurezza e i problemi legati alla microdelinquenza crea malumore la penuria di servizi. Dall’annosa questione dell’ambulatorio di via Verolengo (l’inizio lavori era previsto per il marzo 2002, la previsione ultima di consegna era marzo 2010), alle richieste di ampliamento dell’ufficio postale di via Ascoli; dall’offerta scolastica giudicata insufficiente dato l’alto tasso di natalità, alla mancanza di centri sportivi e ricreativi per ragazzi. Una situazione, quest’ultima, a cui la Circoscrizione IV sta ponendo rimedio con l’apertura di un centro giovanile presso l’ex Cartiera San Cesareo (via Fossano), ma che rischia di aggravarsi a causa delle pessime condizioni strutturali della palestra Sportforma di corso Principe Oddone, in grado di ospitare circa 500 ragazzi, ma a rischio chiusura.

Secondo Paola Bragantini, presidente della Circoscrizione V “La Spina non può essere un quartiere autosufficiente, ma deve vivere all’interno di un tessuto urbano più ampio. Un quartiere che già dispone di tutti i servizi necessari, a partire dai mezzi pubblici”. Guido Alunno, presidente della Circoscrizione IV, ammette l’esistenza di “un dato oggettivo di debolezza dell’amministrazione pubblica” e ribadisce la volontà di prestare ascolto ai cittadini. Anche se, prosegue, “operare in condizioni come queste non è facile”, nonostante tutto “alcuni risultati positivi sono stati raggiunti”. Alunno è anche presidente del Comitato Parco Dora, voluto dal Comune per “Promuovere e sostenere programmi di sviluppo locale, rafforzare il tessuto urbano, accompagnare le trasformazioni in atto, attivare risorse e opportunità”. Sono numerosi gli interventi finora realizzati dal Comitato, a partire dalla completa riqualificazione di Borgata Tesso, un’area adiacente le torri di corso Mortara. 

Nel complesso, però, al progetto Spina Tre continuano ad accompagnarsi degli interrogativi. Riuscirà questo modello di sviluppo a bilanciare finalità pubbliche e interessi privati?

 

Questo articolo ha vinto ex aequo la III edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di luglio-agosto 2010, p. 9


 

 

   

 

 


 

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