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Biella e il suo Piazzo

 

 

 

Una passeggiata per vicoli, piazze e portici della collina che ospita il Piazzo, il cuore antico di Biella


di Roberto Biagioni


Se ne stanno lì. Sonnacchiose, immobili. Arcaiche dimore che ti osservano pervase da un alone di nobiltà. Per chi vive a Biella il profilo dei palazzi del Piazzo è un ricordo familiare, vivo. Alzare gli occhi verso quella collina è un gesto meccanico, quasi scontato, che riesce sempre, però, a sorprendere lo sguardo. Un gesto rivelatore della tradizione del capoluogo laniero in cui la storia si annida in anfratti poco illuminati e i palazzi medievali si innalzano, orlando come un filo prezioso,  questa delicata collina. Sembra quasi un altare dedicato alla nobiltà vescovile che con distacco regale osserva il tranquillo viavai di una città di provincia, i cui abitanti quasi non fanno caso a ciò che può mostrare. Uno scrigno distaccato dal corpo principale della città che si sviluppa e cresce nel piano, lasciandolo quasi al di fuori, unito da una serie di curiose e magiche stradine in salita, conosciute come “coste”, e da una funicolare che ogni giorno scende e si arrampica trasportando chi ha ancora la bellezza negli occhi per ammirare la storia che tra queste stradine dimora. Piccoli gioielli si rincorrono passando sotto i portici, arrivando nel cuore di quella piazza Cisterna sede dell’antico comune e luogo vitale di questa realtà.

Non che questo quartiere non sia collegato alla città da una bella strada. Alcune ampie curve in salita ed ecco, là sullo sfondo, emergere l’inconfondibile sagoma della porta della Torrazza con la sua architettura così particolare, nell’unico punto di piano che ci proietta, come una terrazza naturale, sulla vista maestosa dei monti e delle valli biellesi. È il 1780. In quell’anno la città di Biella decide di sostituire l’originale porta medievale per celebrare la visita di re Vittorio Amedeo III e della consorte Maria Antonia Ferdinanda di Spagna. Una costruzione in mattoni, scenografica, destinata a diventare uno dei simboli della città.

Una strada ciottolata, disagevole ma così romantica da far sobbalzare lo spirito in un moto di sorpresa, ti guida al centro del suo essere, in cui le case sembrano inchinarsi al nostro passaggio. Così antiche, così vicine le une alle altre da sembrare un corpo unico che circonda la principale via d’accesso al borgo, in cui perdersi e ritrovarsi.

12 aprile 1160. Secondo la storia è questa la data in cui tutto ebbe inizio. La data in cui Uguccione, vescovo di Vercelli, concesse l’investitura “de monte uno qui nominatur Plaç”. Una svolta epocale, un cambiamento che andrà ad influenzare lo sviluppo della città per i secoli futuri. Intorno al X secolo, infatti, l’antica Bugella fa perno intorno alla chiesa di Santo Stefano al Piano mentre la fondazione del Piazzo sposta per molto tempo l’asse di sviluppo cittadino, creando un feudo fedele al vescovo per i privilegi concessi. Proprio i privilegi sono l’inizio delle libertà comunali: il Comune viene costituito all’inizio del XII secolo e redige i suoi statuti verso la metà del secolo. Biella è città guelfa e proprio per questo nel castello del Piazzo trovano difesa, per oltre due secoli, i vescovi ogni volta che a Vercelli i Ghibellini salgono al potere. Solo con la rivolta del 1377 la dinastia temporale eusebiana cessa di far sentire il proprio peso. Giovanni Ferrero Fieschi, vescovo e signore di queste terre, viene fatto prigioniero e il castello del Piazzo saccheggiato e distrutto dalla rivolta capeggiata da Ardizzone Codecapra. Pochi anni dopo Biella è costretta a legarsi ad Amedeo VI di Savoia. 

Il Quattrocento è secolo di pace e sviluppo. Al Piazzo nascono le caratteristiche decorazioni in cotto che trasformano il borgo. Nel 1488, però, la protesta divampa contro i privilegi del monopolio del mercato e del macello, retaggi del passato, tanto che le istituzioni civiche scendono sul Piano, dove ha inizio lo sviluppo della città. 

Passeggiando per via Avogadro si inizia a percepire lo spirito del luogo. Il piccolo oratorio di San Rocco del XVI secolo, uno dei cinque che furono creati a Biella a protezione dalle epidemie di peste, quasi si nasconde al nostro passaggio. Poco più in là si scorge Casa Vercellone, le cui arcate ricordano quelle di piazza Cisterna mentre la chiesa di Sant’Anna, imponente centro di culto ad opera dell’omonima confraternita, una fra le più potenti della città, troneggia incontrastata. Immersi dalla tranquillità ci si imbatte, quasi per caso, nell’altra porta d’accesso al borgo, quella Porta d’Andorno che si affaccia sulla moderna “Piazzetta della Scuola” dove si può ammirare Casa Vialardi, tipica costruzione signorile del XIV ornata dal portico in cui spiccano le eleganti finestre decorate da terrecotte, simbolo della ricchezza dei suoi signori

Percorrendo i portici che fiancheggiano Palazzo Cisterna si apre improvvisa la piazza. Una vera sorpresa. Una gemma celata, circondata sui quattro lati da palazzi e dimore medievali ancora oggi vive e abitate da quei cittadini biellesi che come allora si sentono protetti dalla natura del luogo. Non resta che sedersi nei caffé della piazza ed osservare. Immergersi nelle antiche atmosfere e lasciarsi cullare dal tempo, ai tempi del grande mercato del giovedì, immaginare i banchetti dei piccoli artigiani, i signori uscire dai propri palazzi. Immaginare di vivere e respirare nel passato. Un’esperienza che solo gli occhi del cuore possono regalare. 

Proprio il mercato fu uno dei privilegi che fece di questo luogo un centro ricco e fiorente. Osservare la piazza lascia sorpresi. Tutto intorno corre un’infilata di portici che ancora oggi rimane inalterata nelle forme originali. Bassi e poco illuminati, ricordano le difficili condizioni climatiche che gli abitanti di questo borgo hanno dovuto affrontare durante gli inverni. Tra queste forme spicca, in maniera abbagliante, Casa Teccio, antica testimonianza dell’abilità dei muratori biellesi il cui giardino interno ricorda gli originari splendori.

Si continua e non si finisce di restare sorpresi. Palazzo dei Gromo di Ternengo e il Palazzo del Comune delimitano gli antichi spazi. Proprio il palazzo comunale fu acquistato nel 1298, per 900 lire pavesi, diventando così luogo centrale e vitale dove la giustizia veniva pubblicamente amministrata. 

Una lunga strada in leggera discesa ci conduce verso la fine del borgo: Casa Ferrero, la Porta di Ghiara costruita nel 1300, Palazzo La Marmora, Palazzo Ferrero dei Principi di Masserano, Palazzo Gromo Losa, il castello e convento di San Domenico sono solo alcune testimonianze della nobiltà che qui dimorò. Non resta che imboccare l’antica Costa del Vernato che tra i suoi ciottoli scoscesi ci conduce al piano. Una memoria a cielo aperto più che una strada. Una memoria che sembra sussurrare un’antica emozione, una memoria che sembra unire il passato al presente come l’ordito sulla trama in un tessuto. Un tessuto biellese.


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di maggio 2009, p. 20

   


 

 


 

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