Testata Piemonte-Magazine.it
Versione Italiana del Sito Versione Inglese del Sito Logo Archivio Piemonte Mese

Segnala questo articolo

Terre di risaia, oasi di civiltà

 

 

 

Parte dalla Provincia di Novara un’interessante iniziativa  di divulgazione


di Sara Bovio


Si muove con eleganza nell’acqua, passi lenti sulle lunghe zampe, scrutando il fondo fangoso alla ricerca di succulente prede: pesci, rane, girini, bisce d’acqua, invertebrati e piccoli mammiferi. Localizzata la vittima, si immobilizza per infilzarla con il lungo becco ad arpione. È l’airone cenerino che in primavera caccia nelle risaie della pianura piemontese, in un ambiente affascinante dove immensi spazi sommersi d’acqua specchiano il cielo. I campi arginati sono intervallati solo da strette strade campestri, piccoli centri abitati e grandi cascine, e il territorio è solcato da una rete di canali che lo percorrono per oltre 12.000 chilometri.

Il paesaggio delle terre d’acqua del Piemonte orientale è la sintesi di complesse interazioni tra elementi naturali, lavoro faticoso dell’uomo e scelte politiche ed economiche. I canali e le “camere”, come sono chiamati i campi di riso nella pianura della regione, hanno costruito storia, tradizioni e cultura, creando una civiltà che da contadina è diventata un’industria di eccellenza che ha reso il Piemonte leader nazionale nella coltivazione del riso e l’Italia prima in Europa. Nella regione, secondo i numeri del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sono quasi 1.200 i chilometri quadrati di superficie coltivati a riso su un totale nazionale di 2.240, e 2.360 le aziende risicole concentrate tra le province di Vercelli, Novara e Alessandria. 

La coltivazione del riso iniziò in Cina. Giunto in Occidente dopo le spedizioni di Alessandro Magno, era conosciuto e usato dai Greci e dai Romani come spezia, mentre la coltura in Italia iniziò alla fine del XV secolo e si diffuse velocemente nella pianura del nord anche perché non richiedeva cure particolari e dava una resa alta, pari a 10-12 volte il seme impiegato. II Savoia osteggiarono inizialmente la diffusione della risaia perché legata alla proliferazione di malattie come la malaria, ma nonostante i divieti e i controlli le risaie presero presto il posto di vaste superfici di prati e boschi. L’imponente cambiamento del paesaggio iniziò alla metà del XVIII secolo quando molti  proprietari terrieri si trasferirono in città dando in affitto le loro terre: vennero dissodate superfici incolte, prosciugate paludi, costruiti magazzini. Il Vercellese in pochi decenni fu costellato di grandi cascine sparse, le cassine, circondate dalle risaie. 

Ogni anno, sin dal 1820, tra la tarda primavera e l’autunno si svolgeva un fenomeno di migrazione temporanea di lavoratori agricoli di proporzioni tali da sconvolgere il tessuto sociale dei paesi di pianura. La manodopera femminile, in particolare, era molto richiesta perché costava poco ed era in grado di svolgere con maggiore precisione alcuni lavori come la monda, ossia la pulizia del riso dalle erbe infestanti. Le mondine lavoravano fianco a fianco, sotto il controllo della capo-mondina e del padrone, dall’alba al tramonto, con le gambe immerse nell’acqua paludosa e il busto chinato. Queste lavoratrici sono state paladine delle prime rivendicazioni salariali e dello scontro di classe: nel 1893 fecero il primo sciopero per ottenere un aumento della paga giornaliera da 1,50 a 2 lire e in seguito per la giornata lavorativa di otto ore, conquistate tra il 1903 e il 1906. Le mondine sono state anche espressione dell’emancipazione femminile, soprattutto le “forestiere” che, lasciando il proprio paese nei periodi di monda, trapianto o raccolto, potevano vivere un'esperienza di libertà allora sconosciuta nel mondo contadino. 

Negli anni Sessanta e Settanta, con la meccanizzazione e i diserbanti, questo flusso migratorio è terminato. Gli insetticidi hanno fatto scomparire, insieme agli insetti dannosi, anche quelli utili a rondini e aironi, sostituiti da specie più adattabili come corvi e gabbiani. Negli ultimi anni, grazie all’impiego di prodotti chimici meno dannosi per l’ambiente e alla diffusione dell’agricoltura biologica, nelle risaie sono tornati aironi, cavalieri d’Italia e diverse altre specie di uccelli acquatici per i quali le risaie rappresentano un'alternativa alle zone umide naturali. 

Le risaie, oggi, sono anche strumento di educazione ambientale e protagoniste di itinerari verdi come quelli del progetto-pilota “Turismo in rete” della Provincia di Novara, intesi come strumento di sviluppo integrato ed ecosostenibile del territorio. Si tratta di sei percorsi che portano alla scoperta delle Cascine San Maiolo, Baraggiolo, Montarsello, San Dionigi, Rovellina e Graziosa attraversando i territori dei Comuni di Novara, Nibbiola, Garbagna, Vespolate, Borgalezzaro, Casalino, Granozzo. Si percorrono strade sterrate agricole o lunghe piste ciclabili che costeggiano tre importanti canali irrigui: il Cavour, il Regina Elena e il Diramatore Vigevano. All’interno di alcune cascine risicole del Vercellese, il Parco delle Lame del Sesia organizza percorsi didattici di educazione ambientale rivolti alle scuole, per far conoscere metodi e tecniche di produzione e lavorazione del riso del passato e del presente, e per evidenziare le dinamiche che legano la risaia al territorio. 

Nel 1999 è stato inaugurato l’Ecomuseo delle Terre d’Acqua dedicato alle colture risicole della pianura vercellese, con appendici nelle province di Alessandria, Biella e Novara. Sono numerosi i centri visitabili come l’Antico Mulino Riseria San Giovanni a Fontanetto Po, risalente al XVI secolo, ancora funzionante, i cui macchinari sono azionati esclusivamente dall’acqua; la Tenuta Colombara a Livorno Ferraris, esempio di classica cascina a corte chiusa del 1500; la chiesa abbaziale di Lucedio; la Cascina Boraso di Vercelli, sede della Stazione Sperimentale per la Cerealicoltura, che ospita un museo della sperimentazione risicola ricco di testimonianze.  

Le terre d’acqua della Bassa Novarese e Vercellese sono protagoniste anche a livello europeo: insieme alla piana del Guadalquivir in Andalusia, la Camargue francese e la zona di Salonicco in Grecia fanno parte del progetto transnazionale “Terres d’eau”, promosso in Italia dalla Camera di Commercio di Novara, che beneficia dei contributi del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e si colloca nel programma comunitario Interreg III B Medocc.
La collaborazione fra i partner, nata nel 2005, è finalizzata a definire una strategia di sviluppo comune per 
accrescere l’attrattività turistica del territorio di risaia e salvaguardare il relativo patrimonio architettonico, artistico, idrografico, di tradizioni e di prodotti enogastronomici. Tracce e testimonianze della “civiltà del riso”, infatti, sono ovunque: nel paesaggio, nelle città e nei paesi, nelle cascine, nei musei, nei dialetti locali e nella popolazione stessa. 


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di settembre 2009, p. 19

 

 


 

CERCA NEGLI ARTICOLI
Ci sono 2040 articoli

Modus vivendi - Microcosmo italiano

Orsola Maddalena Caccia - Storia singolare di una monaca pittrice

Le città invisibili

Invito al viaggio - personale di Kurt Mair

I Giganti dell'Avanguardia

Da moneta unica a unica moneta

Play With Food 3

CioccolaTò 2012

Baraggia, Bessa e Burcina

Sacro alla luna - argenteria sabauda del XVIII secolo

Dalla fame alla fama. La storia di Alfio Tarateta, gelatiere

Pro Cultura Femminile

Torino, il design e la pasta di zucchero

Il Laboratorio della Curiosità

Una nuova Mole per Torino

Archivio Nazionale del Cinema di Impresa

Vita da expat. Chiara Bergaglio da Torino agli Emirati Arabi

Memorie di galaverna

Olivicoltura in Piemonte?

Utopie reali - Personale di Giampiero Levi Capello