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Belle anime marziane

 

 

 

Marco Testa /Marte Costa, o del ricercar cantando


di Valeria Bugni


Ho trovato, per fortuitissimo caso, risposta alle vane elucubrazioni d’improbabili autori di una letteratura spiccia e popolare tipica del XXI secolo, che hanno diffuso lo slogan secondo il quale le donne sarebbero delle venusiane e gli uomini dei marziani: pare che nel centro di Torino, in via Carlo Alberto n. 5, un Marziano, benché assai diverso da quelli menzionati, esista davvero! Acerrimo nemico delle troppe virgolette e dei vacui “come dire…” utilizzati e abusati dai più per ovviare alla proverbiale penuria di vocaboli, facendosi paladino della punteggiatura e del bel scrivere, cerca di preservare quel che resta di una lingua italiana così bistrattata… 

È Marco Testa. Un intellettuale, forse, ma votato all’azione. Lo si potrebbe immaginare in un salon de thé intento a sorbire una tazza di tè (verde, certamente, più salutare)… ma probabilmente è più facile incontrarlo sul Po durante un allenamento di canottaggio! Preciso e puntuale, ama circondarsi, paradossalmente, di orologi a muro a quadrante largo, inesorabilmente a lancette ferme: una sfida al tempo o piuttosto un’esorcizzare recondite paure tremendamente umane? Una CasaStudioRifugioSalaprove che sa di buono, dove si è accolti da una straripante biblioteca e niente tivù (ma tanta radio e tantissimo internet), pochissime foto e ricordi di carta appesi qua e là: manifesti, cartoline, piccoli vezzi e versi, apparentemente superflui. E naturalmente, un pianoforte accompagnato da un’ampia famiglia di strumenti musicali. 

Il Mar-Co Te-sta musicista, non bastandogli il pianeta Terra, si è reinventato Mar-te Co-sta, per circondarsi ancor più di bellezza autentica, con il compito (dato dal divino?) di diffonderla fra i Terrestri. Così lo chansonnier affermato esprime il suo istrionico slancio vitale di regista, offrendo alla città di Torino una nuova interpretazione della musica coniugata alla recitazione e al movimento. Marte Costa è direttore, autore, interprete e coreografo delle sue opere, che traggono ispirazione dai classici della letteratura (Don Chisciotte, Il fu Mattia Pascal, Fahrenheit  451, Ventimila leghe sotto i mari, L’Odissea, Il richiamo della foresta…). Con maestria e chiarezza di linee riesce a creare delle messinscene “stralunate, provocatorie, che avvicinano gli spettacoli più che al musical forse al cabaret tedesco alla Kurt Weill dell’Opera da tre soldi...”

Dopo tanto solitario struggimento, nel 2003 Marte Costa fonda la “Compagnia Necèssita Virtù”, un vero e proprio “laboratorio cangiante permanente” ove il “ricercar cantando” esula dai classici musical in stile Broadway. Un’associazione culturale quasi familiare che tra cronica mancanza di fondi e tensione all’efficacia scenica si ostina però a trasmettere messaggi molto precisi a un pubblico attento ed estremamente eterogeneo. Da allora è un susseguirsi di spettacoli intelligenti, schietti, arguti e sagaci che incalzano lo spettatore, imbarazzato dalle lampanti e talvolta frastornanti note di sincerità che sempre si manifestano poeticamente, ma non necessariamente politicamente, corrette. Così il Mattia Pascal pirandelliano diventa un Pascal Musical catapultato in un odierno 2004: acide casalinghe brandiscono (così animate!) mattarelli e battipanni inveendo sul Buono a Nulla marziano; paninari anni ’80 con tanto di cappellini yankee sbeffeggiano, scimmieggianti, l’infinito universo della conoscenza… Ma si rimane anche piacevolmente sorpresi da toccanti passi recitati e delicatissime atmosfere cantante a lume di candela. Il celeberrimo Don Chisciotte della Mancha si trasforma invece in uno sconquasso di Don Chisciotte senza Plancia, che combatte tra i “mulini a vanto” dei nostri tempi  e, anziché a cavallo, pedala su di una sorta di sgangherato triciclo (che però, ahinoi, resta sempre fermo) sperando meravigliosamente illuso di poter raggiungere i cuori degli esseri umani.  Le Ventimila leghe sotto i mari, orfane dei mari, vengono riscritte Ventimila leghe sotto, con mostri marini simboleggianti la mediocrità odierna, sotto, tutte le possibili forme, in contrapposizione con le rare perle in via di estinzione (o in attesa di rivoluzione?). E mentre l’Odissea si trasforma nell'Odìsseo-dodici passi adesso fino al fine mondo, l’ultimo ma solo in ordine cronologico è il Reclamo della foresta, ispirato al celebre romanzo di Jack London, che pur dovendosi fare ancora le ossa, propone nuove chiavi di lettura… 

L’eclettico Marte Costa, arzigogolando versi simil-futuristi e/o meno impegnativi, offre poi all’accorato e fedele (si spera!) pubblico un “Nightmare before Christmas” tutto suo, ovviamente ripresentato come Night Marte, visione marziana a caratteristiche tinte forti persino per una festa comandata come il Natale! E mai pago, oltre ai classici trasposti in prosa e musica, si è recentemente avvicinato alla riscoperta di un sapore non ancora sgualcito da alcune moderne tecnologie: “Le fiabe SonOra”, ispirate a quelle che si ascoltavano nei colorati mangiadischi a 45 giri, ma eseguite interamente cantando ballando e recitando dal vivo.  Senza controindicazioni di età e/o di estrazione sociale, la Compagnia Necèssita Virtù strappa emozioni e sorrisi ai bambini “di ogni età”. 

Son tutte divertentissime le operine sghembe di Marte Costa e, ancor più sorprendentemente, ad alta sostenibilità: i programmi di sala sono sempre stampati su “carta riciclata al 101%”, le scene nude evidenziano la persona-attore, anche avvalendosi del semplice ri-utilizzo di molti oggetti del quotidiano o in disuso (scopette, scacciamosche, scheletri di televisori, grucce...), le forme tagliate nel cartone grezzo che diventano i cartoni “anima-tu”… tutto molto efficace e mai superficiale nel rincorrersi ritmato dei pezzi. Si tratta in questo caso di una scelta puramente artistica, che sopperisce perfettamente, però, alla mancanza di effetti speciali e scenografie sfavillanti che sarebbero comunque irrealizzabili per il momento, e forse per sempre? Ragion questa riconducibile ai soliti fantasmi pecuniari… 

Unica nota di rammarico nel progetto: la curiosità dell’imbellettata mondanità forse non è ancora sufficientemente attenta da accorgersi di tale originale e, primissima nel suo genere, mescita di letteratura, musica e idee veicolate attraverso il canto e la recitazione. Il terrestre spettator avrà già avuto modo di riconoscere che si tratta di un’autentica eccellenza culturale torinese, nata dalla scalpitante immaginazione di un cuore profondamente innamorato della città: il Marco Testa che “si è fatto Cavaliere, nell'’intento di cambiare il mondo anche per voi”, parafrasando un verso del “suo” Don Chisciotte, è inesorabilmente protagonista di una vita imperniata sull'’arte, troppo spesso vilipesa e sottovalutata un po’ per la pigrizia di addentrarsi in un nuovo genere musical-teatrale da parte dei più, un po’ per la diffidenza tipica di noi Italiani e di certi ambienti intellettuali nei quali pare sia d’obbligo navigare. 

Scelta Torino come fulcro di energia pulsante, l’onda marziana si spande sulla Terra, alla ricerca di anime belle pronte a coglierne la presenza e a condividerla. 


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di marzo 2009, p. 20


 

 


 

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