Testata Piemonte-Magazine.it
Versione Italiana del Sito Versione Inglese del Sito Logo Archivio Piemonte Mese

Segnala questo articolo

Coccodrillai

 

 

Così si definiscono i Torlasco, artigiani calzaturieri le cui scarpe interamente fatte a mano si vendono nelle boutique più esclusive del mondo


di Alessandra Dellacà


Un pezzetto di Castelnuovo Scrivia nel cuore di New York: la fama dell’eccellenza artigiana castelnovese arriva in 5th Avenue. Stiamo parlando del marchio Torlasco: veri e propri gioielli dell’arte calzaturiera in vetrina da Helen Arpels. A distanza di centinaia di chilometri, il sogno delle “scarpe proibite” griffate dalla creatività castelnovese si ripete nella città più emozionante e culturalmente eterogenea del mondo, San Francisco, dove è possibile trovare Torlasco da Wilkes Bashford. E non è finita qui. Le calzature ed i moltissimi accessori di pelletteria Torlasco hanno fatto, da anni, il giro del mondo: fiorente il mercato nazionale, dove il prestigioso marchio rifornisce le boutique del centro-nord Italia. Sfavillante il mercato internazionale, con un lungo elenco di clienti in Benelux, Francia, Germania, ma anche in Giappone e negli Stati Uniti. 

Il segreto di tanto successo? “Semplicemente scarpe lussuose”. Una disposizione interiore che diventa stile di vita. Un credo che, nell’ottica del marchio Torlasco di Castelnuovo Scrivia si lega indissolubilmente ad un’eleganza definita “silenziosa” dallo stesso Massimo Torlasco, titolare dell’azienda L’Artigiano SNC: “Il nostro è un prodotto che non vuol mettersi in mostra, ma che non vuol neanche passare inosservato. Le nostre calzature sono decisamente costose, perché estremamente artigianali”. 

Una scommessa vincente, quella messa in campo da un’azienda giovane, nata il 1° maggio 1981, che all’inizio contava un solo dipendente, mentre oggi ne può vantare una ventina. Artefice di questa scommessa è stato il papà di Massimo, Mario: per 25 anni modellista di scarpe, prima come libero professionista, poi per la ditta “Alexandria”, Mario Torlasco si è messo in discussione a 43 anni e ha deciso di creare con la moglie Mariuccia il primo nucleo dell’azienda, proprio sotto casa. Dieci anni dopo, pure il figlio Massimo è stato completamente assorbito dalla passione sfrenata per l’azienda di famiglia. Azienda che, negli anni, ha preso il volo sul mercato: dieci anni fa il marchio Torlasco attestava l’1% all’estero, oggi si parla dell’80%, considerando che anche sul fronte nazionale c’è stato un considerevole incremento. E, nonostante la crisi economica mondiale, l’azienda continua a fatturare cifre rilevanti. 

Ma come arrivare a questi livelli? “Mio padre, prosegue Massimo, diceva sempre che per prendere la luna bisogna puntare alle stelle, ma con tanta umiltà. I miei genitori hanno dato vita ad un sogno che non sarebbe possibile proseguire se non ci fosse, ogni giorno, l’aiuto dei nostri collaboratori. Il nostro non è un lavoro, è un Mestiere: non “produciamo” scarpe, le facciamo. E la tradizione va appresa e tramandata: è per questo che, nella nostra azienda, ci sono maestri che insegnano l’arte calzaturiera ai più giovani e l’età media degli artigiani calzaturieri è di 40 anni: un aspetto che non si riscontra in molte realtà. Inoltre siamo tutti di Castelnuovo. Uno dei primi desideri dei miei genitori era proprio che ci fosse gente del paese, predisposta al sacrificio, a certi ritmi di lavoro e con una buona dose di umiltà nel voler apprendere un mestiere”. 

Quella dei Torlasco è una famiglia allargata, nell’ottica dell’etica di impresa. Un valore importante, che va oltre la mera finalità dell’azienda - il creare profitto - accarezzando l’idea che chi fa parte di quella squadra deve stare bene e poter esprimere le proprie capacità sul posto di lavoro. In fondo, se le calzature Torlasco piacciono è perché chi è impegnato in quell’azienda vuole dimostrare prima di tutto a se stesso che vale. Una volta raggiunto un traguardo, ci si rimette in discussione, ricominciando da capo con nuovi stimoli. 

Ma qual è il target cui si rivolgono questi “artigiani del lusso”? Sono gli stessi Torlasco che si definiscono “coccodrillai”: i prodotti vengono realizzati con materiale pregiato, accuratamente scelto e fatto conciare. D’altra parte lo spirito dell’azienda Torlasco è sempre stato quello di entrare nei negozi più rappresentativi, investendo nel profondo gusto del bello e ponendo alla base la qualità e la cura maniacale dei dettagli. E il passaparola tra i clienti dei grandi prodotti di lusso trasversale ha funzionato: si è iniziato con calzature da donna, poi da uomo, la pelletteria, fino ad arrivare a manufatti particolari, su misura, fidelizzando nel tempo il cliente che, per citare una stranezza, se vuole può anche chiedere una scarpa numero 37 per il piede destro e un numero 35 per il sinistro! 

Efficientissima l’organizzazione del lavoro: da un lato il controllo di qualità affidato, fino a poco prima della sua recente scomparsa, all’esperienza di sarta per abiti da sposa di Mariuccia Torlasco, custode della tradizione e della qualità delle calzature che ha dato un’impronta precisa ai manufatti; dall’altro la gestione diretta, nella maggior parte dei casi, del cliente e l’aspetto commerciale curati da Massimo che, a cadenza semestrale, è impegnato a Milano, Düsseldorf, Parigi, Bruxelles, Londra, Tokyo in esposizioni campionarie.

E se volessimo vedere come nasce una scarpa Torlasco? Una calzatura che indossano personaggi del calibro del maestro Riccardo Muti e degli orchestrali del teatro La Scala di Milano (i Torlasco sono fornitori ufficiali) o vip come l’attrice Catherine Deneuve o Maria Pia Fanfani.

Entriamo allora nell’azienda Torlasco di Castelnuovo: troveremo un accogliente showroom, dove viene effettuata vendita diretta anche al privato. Poco più in là inizia la “palestra di fantasia” per creare una scarpa classica: centinaia di colori in campionario continuamente aggiornati, innumerevoli pelli pregiate, sessanta tipi di forme per le scarpe, differenti a seconda che il cliente sia di nazionalità nord europea, orientale, americana. Scelta la forma di legno, viene realizzato il disegno su carta che va poi riportato sulla forma, da dove in seguito, attraverso vari procedimenti, saranno ricavati tutti i pezzi della scarpa. L’azienda crea oltre novemila modelli diversi con misure, per la donna, che vanno dal 31 al 43. Successivamente viene tagliata a mano la pelle, con la fodera, su pezzi di cartone che vengono poi cuciti andando a formare la tomaia, la parte superiore della scarpa, che viene montata sulla forma e fatta decantare, con sottopiede rigorosamente in cuoio. Ancora, viene applicata la suola. Tutto il materiale montato viene fatto riposare per otto giorni. Infine la scarpa viene tolta, lucidata, passa al controllo di qualità e viene inviata alla spedizione. Una procedura altamente artigianale, a mano: è il valore aggiunto del prodotto, che punta alle migliorie manuali sulla lavorazione, alla valorizzazione dell’autonomia e della responsabilizzazione di chi crea il prodotto per perfezionarlo. Bene, ma anche questa azienda, che ha ottenuto il riconoscimento regionale per le “lavorazioni su misura” e che può quindi arrivare ad avere 35 dipendenti restando nella categoria degli artigiani, custodisce un sogno nel cassetto: “Aprire una catena di negozi con il nostro marchio” ci confessa Massimo. E i presupposti ci sono tutti.


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Economia, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di febbraio 2009, p. 15


   

 

 


 

CERCA NEGLI ARTICOLI
Ci sono 2040 articoli

Dalla carrozza all'aereo

Cinema in verticale 2012

Automotoretrò 2012

Lidapofaf

Le incisioni di Albrecht Dürer a Novara

Ritorno alle miniere dei Faraoni

Luigi Ghirri - Project Prints

150 anni di esplorazioni polari

Steve Jobs 1955-2011

Josef Koudelka - Traces

Wildlife Photographer of the Year

Qui non ci sono bambini. Disegni di Thomas Geve

Burattinarte d'inverno

Crealla

Non chiamatelo Carnevale

Pesci contro i pregiudizi

Donne e Cotoni

Pennello di Fuoco

La memoria nella pietra

Una fabbrica che non sorge nel deserto