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La Sala dei Ricordi

 

Grazie a Carlo Piccaluga, appartenente a una delle più antiche famiglie italiane di giostrai, la cittadina di Vigone ospita una collezione unica di oggetti legati alla storia dello spettacolo viaggiante


di Emanuele Franzoso


Vigone, vicolo del Teatro. Qui si trova la Sala dei Ricordi. Non si tratta di un tradizionale museo. In questo luogo, a meno di quaranta chilometri da Torino, a far da cornice all’esposizione di oggetti legati alla storia dello spettacolo viaggiante è custodita la più grande collezione di organi meccanici d’Italia, paragonabile soltanto a quella del museo degli strumenti musicali meccanici di Ravenna. È un unicum nel suo genere, merito del giostraio Carlo Piccaluga. 

Voluta fortemente per ricordare la sua categoria e dedicata a un figlio tragicamente scomparso, la sala fu inaugurata l’11 settembre 1992, giorno della festa di Vigone (San Nicola da Tolentino). Ancora oggi la cerimonia di apertura della patronale si svolge all’interno del museo con la partecipazione del corpo filarmonico locale “la Vigoneisa”, delle majorettes e delle autorità cittadine. Sedici anni fa la sala si chiamava Conchiglia ed era una balera di paese. Fin quando, a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, gli affari cominciarono ad andare male e i gestori decisero di vendere. Almeno quattro o cinque cittadini vigonesi erano interessati a mettere le mani su quell’ampio salone. I proprietari, però, non volevano scontentare nessuno perché nei paesi, si sa, per cose del genere si può anche togliere il saluto. Serviva un forestiero, qualcuno di fiducia ma che, al tempo stesso, non vivesse a Vigone. La descrizione calzava a pennello per il cavalier Carlo Piccaluga, appartenente a una delle più antiche famiglie italiane di giostrai e appassionato collezionista di oggetti legati al luna park. Piccaluga aveva già avuto legami con la cittadina: a Vigone, infatti, frequentò per un certo periodo le scuole elementari, trascorse l’ultima fase della seconda guerra mondiale e per molte stagioni fermò le sue attrazioni nella piazza del paese. Oggi Carlo Piccaluga ha 75 anni e, insieme ai suoi fratelli Mauro ed Evasio, rappresenta un’icona dello spettacolo itinerante. Da oltre un secolo il loro cognome è sinonimo di divertimento dalle Alpi al mar Ionio. Qualche vecchio torinese doc ricorderà sicuramente le grandi autopiste e l’altaltena a barche di Annibale Piccaluga e figli (Carlo, Evasio e Mauro appunto) montate in piazza Vittorio in occasione del carnevale, in piazza d’Armi o alla Pellerina. Più recenti sono invece il Brucomela, il Taboga e gli autoscontri che hanno girato tutto il nord Italia e proseguono il loro viaggio anche oggi grazie ai figli e ai nipoti. “Ci sono alcune piazze che ho frequentato durante la mia carriera e che porto sempre nel cuore”, rivela Carlo Piccaluga. “Una di queste è Voghera. Si trova in Lombardia ma, dal momento che si trova al confine, la considero piemontese. Lì ho ancora molti amici, gente socievole, con cui ho condiviso momenti indimenticabili per oltre cinquant’anni. Ricordo un mare di gente in coda per fare un giro sulla giostra e a fine giornata si andava tutti insieme a divertirsi. Ora che non posso più girare le città me ne sto qui a Vigone dove, nella Sala dei Ricordi, trascorro le ore con il mio passatempo preferito che, per tutta una vita, è stato un lavoro: il luna park”. 

Giostrai e circensi da tutta Italia hanno contribuito a quest’attrazione portando oggetti, cimeli e scritti da aggiungere all’immenso patrimonio della famiglia Piccaluga. “Ho sempre avuto un grande rispetto per le persone che non ci sono più. L’idea di fare un omaggio ai viaggiatori scomparsi mi spinse a costruire un monumento mobile dato che la mia categoria non aveva mai avuto un cippo, una via o appunto un monumento intitolati ad essa. È stato inaugurato nel 1983 e benedetto dall’allora cardinale di Genova, accompagnato, in quell’occasione, da tredici sacerdoti. Consisteva in un rimorchio con sopra un organo da fiera, due cavallini in legno e quattro manifesti alle pareti. In quel periodo ho realizzato anche alcuni volumi dove chi vuole, ha la possibilità di lasciare una dedica. Molti scrivono qualche riga di commento, portano delle fotografie o una semplice firma. Ho già raccolto centinaia di contributi”. Il monumento non esiste più ma si può ancora ammirare in alcune foto, e soprattutto si possono vedere e toccare con mano quasi tutti gli oggetti che lo componevano e che oggi fanno parte della collezione vigonese. 

Curiosando nella Sala si trovano ancora i registri contabili di piazza, con le entrate e le uscite quotidiane. I più antichi furono redatti, all’inizio del Novecento, da Evasio Piccaluga, nonno di Carlo e iniziatore di un mestiere che ha già raggiunto la settima generazione. Non mancano poi miniature e modellini in scala di carovane e giostre, automi, diorama artigianali e numerosi giochi di altri tempi (tiri a segno, cavalli in legno, barchette). Tra gli oggetti più cari a Piccaluga, spicca la sedia utilizzata da Federico Fellini per le riprese del film La strada, girato a Roma, donatagli da due amici. Grazie al salone vigonese, la tradizione di famiglia ha trovato una casa accogliente dove il tempo sembra essersi fermato, una sorta di macchina del tempo. Qui il visitatore rivive le autentiche emozioni dei luna park di fine Ottocento, ascoltando le note degli organi, o quelle degli anni ’50, salendo a bordo di un autoscontro d’epoca. Proprio come succede alle giostre durante le fiere di paese, dove un padre riscopre le sensazioni che provava da ragazzo e suo figlio le sperimenta per la prima volta, Carlo Piccaluga è contemporaneamente guida e spettatore all’interno della sua creazione, accessibile attraverso un percorso sempre nuovo e accattivante. A chi gli fa visita, Piccaluga racconta gli episodi e gli aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita nomade, piazza dopo piazza, non perde occasione per far ascoltare il suono originale dei suoi strumenti musicali e, dato che la voglia di viaggiare non manca mai, come ogni giostraio che si rispetti, anche lui possiede una roulotte sempre pronta all’uso. 

Il vero vanto della Sala dei Ricordi sono gli organi meccanici, che un tempo accompagnavano le attrazioni nelle piazze e che attualmente fanno da colonna sonora al viaggio nei ricordi di Piccaluga. L’emblema della collezione è un Gebrüder Bruder a 78 note con tanto di automi-musicisti in legno lavorato a mano che formano un’orchestra contribuendo allo spettacolo, grazie ai loro piccoli movimenti meccanici. Il prezioso Brüder venne restaurato nel 1988 ma risale agli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Fu costruito a Waldkirch (Baden), località della Germania nota per la produzione di organi da fiera. Lo strumento arrivò in Italia nel dopoguerra, grazie alla ditta Campese, ma non appena Carlo Piccaluga ci mise gli occhi sopra, lo fece suo. Sono passati quarantaquattro anni da quando quel blocco di legno appariva inanimato e destinato a non allietare più nessuno con le sue note. Un po’ come accadde più tardi al salone vigonese, anche il Gebrüder Bruder era in attesa di qualcuno che lo riportasse al suo autentico splendore. Carlo Piccaluga non fece altro che armarsi di pazienza e la sua passione fece il resto. Per dirla con le sue stesse parole: gli ha ridato la vita. 

Ma la domanda ora è: per quanto tempo ancora vivrà questo angolo di storia? “Nessuno sembra voler prendersi la responsabilità del museo dopo di me, precisa Carlo Piccaluga, senza nascondere la sua amarezza, e così sono costretto a vendere”. Le richieste per accaparrarsi i tesori del suo scrigno non mancano, a partire dal grande organo tedesco (per il quale sono state avanzate numerose offerte, anche dall’estero), ma per adesso la collezione è ancora al suo posto, lustrata ogni giorno dal suo proprietario in quel vicolo di provincia. La speranza di Carlo Piccaluga è che il suo patrimonio di un passato lontano continui a vivere trovando una sistemazione dignitosa presso collezionisti autentici e sinceramente appassionati delle tradizioni. 

Chi continuerà, dopo Piccaluga, a far risplendere quella perla che brilla nel salone vigonese? Sala che un tempo era chiamata Conchiglia, quasi attendesse di accogliere qualcosa di unico al suo interno.


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di maggio 2009, p. 18

 

 


 

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