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Il dominatore di Piazza Alfieri

 

 

Viaggio con il fantino Bucefalo nella storia del Palio di Asti


di Leonida Giunta


Feeling, passione e un pizzico di sana competizione. Sono questi gli ingredienti fondamentali del Palio di Asti, secondo Maurizio Farnetani detto Bucefalo, il fantino di Cortona che questa corsa l’ha vinta più di tutti nella storia, conquistando il primo premio per ben sette volte. E sentirlo parlare in puro toscano delle sue sfide sulla sabbia di piazza Alfieri o con colleghi come Massimo Coghe è un vero salto nella tradizione astigiana, è un’immersione nel Medioevo di armi e cavalier in salsa moderna. Farnetani, infatti, è uomo di gavardine, mossieri e canapi, conosce a fondo la febbre da cavallo che ogni terza domenica di settembre colpisce la città piemontese e per questo è sempre pronto a lasciare la sua azienda di lavorazioni meccaniche e taglio laser per vestire i colori dei vari rioni, borghi e comuni partecipanti. 

Ma come è nato questo amore? “Beh, la mia passione per i cavalli è iniziata molto presto, da ragazzino, unita a quella per la natura e per l’ambiente”, spiega il fantino che vanta anche numerose vittorie nelle competizioni ippiche di Toscana e Lombardia. “Ad Asti, invece, ci sono arrivato quasi per caso. Stavo pranzando a casa mia quando inaspettatamente mi chiamarono da Nizza Monferrato. Volevano che sostituissi il loro uomo che si era sentito male. Presi il primo treno, con curiosità e forse avventatezza”. 

Era il 1987 e iniziava così uno degli idilli più lunghi e fortunati della storia del Palio: in Piemonte infatti Farnetani ci è tornato oltre venti volte, stabilendo anche il record di vittorie consecutive con il primo posto nel 1988, nel 1989 e nel 1990. “Quello del 1990 in particolare mi è rimasto nel cuore”,  racconta Bucefalo, a tratti ancora emozionato. “Gareggiavo per il Borgo Tanaro Trincere Torrazzo con Phantasm e sono riuscito a interrompere il digiuno della comunità lungofiume che durava da ben 57 anni. Non mi dimenticherò mai l’euforia e la commozione della gente: gli occhi di molti luccicavano e brillavano sia per la gioia che per l’incredulità e fui orgoglioso di aver potuto realizzare un sogno”. Ma nell’album dei ricordi astigiani di Farnetani c’è anche molto altro: “Rammento ancora con commozione l’ultima vittoria, quella con il Borgo Santa Maria Nuova nel 2006, dice, ho montato un cavallo di cui sono proprietario, Riverolino, che dopo un brutto infortunio persino i veterinari volevano abbattere. Io, però, non ho dato retta a nessuno e mi sono dedicato all’animale per oltre sei mesi. Alla fine Riverolino ha sbaragliato tutti con una corsa da incorniciare e  ho dimostrato agli esperti l’importanza della mia scelta di credere in un cavallo ormai dato per spacciato”. 

È un rapporto quasi viscerale, insomma, quello stabilito dal fantino toscano con i suoi animali in anni e anni di competizioni astigiane, un legame in grado di esaltare alla perfezione lo spirito della manifestazione. Il Palio di Asti, infatti, non è una semplice tenzone cavalleresca che somma a cortei storici il sudore dell’agone equino ma è un vero e proprio universo che conquista i cuori di chi vi partecipa sin dal Medioevo, periodo di grande splendore per la città piemontese. Si narra addirittura che, nella sua lunga storia di Palio più antico d’Italia, la gara astense sia stata corsa in segno di derisione sotto le mura della città di Alba, appena sconfitta, e pure durante la guerra d’Etiopia, a dorso d’asino: si tratta di una tradizione molto sentita, insomma, che, ripristinata nella forma attuale nel 1967, non è mai stata snaturata ed è rimasta legata al culto del martire San Secondo. “È questo il bello del Palio di Asti, commenta Bucefalo, la rievocazione di episodi salienti della storia locale è fedele; ed è un vero manifesto di colore e passioni per la città. Gli astigiani, che dall’esterno potrebbero sembrare un po’ freddini di carattere, s’infiammano realmente, ma senza eccessi, per questa competizione. E di recente i giovani hanno cominciato a parteciparvi in massa con l’entusiasmo tipico dei concerti rock”. 

D’altronde sul terreno di piazza Alfieri, che solo dal 1988 ospita la competizione, c’è davvero di che appassionarsi: l’anno paliesco inizia già nel mese di maggio e quando arriva settembre vecchi e giovani, bambini e adulti sono pronti a darsi battaglia senza esclusione di colpi, anche fuori dal terreno di gara, in sfide variopinte come quella dedicata agli sbandieratori. L’obiettivo agognato è per tutti sempre il Palio, cui fanno da corredo fantasiosi premi di origine remota per ringraziare anche chi arriva quarto, e riceve un gallo; o ultimo, e si conquista l’inchioda ossia l’acciuga salata, trofeo di scherno molto amato in città. 

Farnetani adora il clima che circonda questa manifestazione e non ne fa mistero: “Il Palio di Asti è una gara di tutto rispetto, non ha nulla da invidiare alle altre corse”, sostiene con vivacità, e sottolinea, allo stesso tempo, il forte legame che il Basso Piemonte ha con il mondo dei cavalli e delle rievocazioni storiche. Eventi come il Torneo Equestre del Monferrato o la Douja d’Or, la festa che ogni fine estate proprio ad Asti celebra la vendemmia nel nome del suo recipiente tipico, contribuiscono infatti a fare dell’area che va da Torino ad Alessandria una preziosa culla di tradizioni. Ad arricchire tutto ciò è anche una straordinaria capacità di rinnovamento che ha nell’attenzione al tema della sicurezza uno dei suoi migliori esempi. “La corsa, da sempre difficile e spettacolare, non è più rischiosa. I cavalli possono dare prova di tutta la loro potenza su sabbie locali miscelate ad arte, senza il rischio di infortunarsi”, conferma Bucefalo, e aggiunge senza alcun intento polemico: “Per questo ad Asti non trovano proprio giustificazione le proteste degli animalisti”. 

Secondo Farnetani è evidente che al centro del Palio vi sia soprattutto l’amore per gli animali e per dimostrarlo, lui che ha un allevamento cui dedicarsi ogni mattina prima di iniziare una giornata di lavoro nell’azienda di famiglia, è andato più di una volta contro ogni orpello estraneo all’agonismo e all’essenza della corsa, arrivando addirittura a iscrivere i cavalli alla gara con nomi neutri quali “Altro” e “Un Altro”. 

Ma viene apprezzata tanta schiettezza? “Solo quando si vince, e arriva così qualche guadagno. Altrimenti questo è un mestiere in cui entrano i soldi necessari a coprire a malapena le spese”, risponde Farnetani che, anzi, nella sua carriera ha dovuto pure affrontare accuse di tradimento per aver cambiato casacca da un anno all’altro, sfidando storiche rivalità tra borghi. “Quando ho mutato colori è stato sempre nel rispetto degli accordi e senza alcuna malizia”, si difende il fantino, e non arretra di un passo, pronto a stupire ancora a lungo chi da decenni segue le sue gesta, nonostante abbia appena compiuto cinquant’anni. “Raggiungere la doppia cifra nei successi? E perché no?”, dice col sorriso. Un purosangue potente, adatto al prossimo Palio di Asti targato Bucefalo, da qualche parte c’è già.


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di settembre 2009, p. 12


 

 


 

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