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Semplicemente Baricole

 

 

La storia di un’azienda piemontese ai vertici dell’occhialeria internazionale


di Francesca Nacini


Più che montature, meglio degli occhiali, in sole otto lettere “baricole”. Sta ormai tutta in una parola piemontese l’essenza dell’occhialeria internazionale, e il merito è di un’azienda di Torino, la Nico-design. 

Fondata nel 1929 da Giovanni Vitaloni come fabbrica di accessori e componentistica per auto, quest’impresa a conduzione familiare ha saputo, infatti, esportare in ogni angolo del mondo la creatività e la capacità tecnica subalpina, mantenendone addirittura la terminologia, e ha conquistato così i nasi, gli occhi e le vetrine di molti paesi. Di asta in asta, di lente in lente, insomma, la città della Mole ha cresciuto in sé un piccolo miracolo di ingegnosità che oggi vanta, tra lo studio progettistico di via Collegno e il negozio showroom del centro chiamato proprio “Baricole”, una serie infinita di premi provenienti dai cinque continenti.

Ma da dove nasce un successo del genere? “Da una forte passione per quel che si fa, risponde senza alcun dubbio Alessandra Girardi, responsabile relazioni esterne e moglie di un Vitaloni, terza generazione, che porta con fierezza non solo lo stesso cognome ma anche lo stesso nome del nonno, poniamo attenzione su ogni minimo dettaglio e mettiamo il cliente prima di tutto”. Da un semplice centro dell’indotto Fiat è nata in questo modo un’avventura imprenditoriale, molto apprezzata soprattutto all’estero. “Fino al 1988 abbiamo prodotto specchietti retrovisori, racconta l’amministratore delegato Giovanni Vitaloni, poi, una riconversione forzata ci ha portato nell’occhialeria. Siamo passati insomma dall’aiutare le persone a guardare indietro a supportare tutti nel guardare avanti”. 

Il cambiamento non deve essere stato semplice ma la Nico (così si chiamava l’azienda prima di diventare nel 2004 Nico-design) è riuscita a rinnovarsi con creatività, facendo leva su una forte propensione all’innovazione tecnologica e sfruttando la tendenza del momento che stava trasformando l’occhiale da protesi medica ad accessorio di moda. “La ricerca di design e sui materiali è sempre stata a cuore a tutti i membri di questa famiglia, spiega la Girardi, e con le conoscenze adeguate il centro stile che progettava specchietti è riuscito rapidamente a convertirsi a una nuova produzione”. Non è un caso quindi che la primissima linea di occhiali sia stata dedicata al mondo dell’auto. “Era quello l’universo da cui venivamo”, confessa Vitaloni. “Abbiamo subito creato “Derapage”, un marchio che ha in sé la forza di una curva affrontata in derapata”. 

Di lì in poi, nonostante le comprensibili difficoltà del mercato globale, per la Nico-design è stata tutta discesa: a ogni stagione, infatti, la forza delle idee di questo tenace gruppo torinese si è dimostrata vincente e ha conquistato ben quaranta paesi, stabilizzando fuori dall’Italia l’80% del suo fatturato. 

Da Tokyo ad Atene, da Parigi a Chicago gli occhiali made in Piemonte hanno cominciato a spopolare aprendo così ulteriori mercati per una nuova linea produttiva, la “Vanni”, più economica e modaiola, ma sempre frutto di una ricerca attenta e accurata. “I nostri sono tutti progetti in itinere,  chiariscono in azienda, siamo in continua evoluzione e ogni sei mesi proponiamo qualche novità”

In venti anni di attività i Vitaloni hanno pertanto immesso sul mercato decine di modelli, che per portata creativa potrebbero rientrare a pieno titolo in una vera e propria storia dell’occhiale:  ci sono quelli a forma di crisalide che reinterpretano lo stile anni ’50 attraverso sculture di acetato lavorate manualmente, e quelli con le montature a sfera il cui decoro ovaleggiante viene ottenuto a caldo secondo la miglior tradizione artigiana; ci sono quelli “Mirage”, che grazie a un effetto ottico, sembrano stare insieme quasi per miracolo, e quelli per gli under 18 studiati per resistere a qualsiasi marachella; gli occhiali “Spiral” addirittura stanno girando il mondo con la mostra Piemonte Torino Design – cultura del progetto industriale nell’area piemontese insieme ad altri duecento prodotti dell’eccellenza nostrana, e stupiscono per la precisione delle loro sole due aste di acetato avvitate in deliziose spirali. 

Ma qual è il minimo comune denominatore di una produzione tanto feconda? Stando agli elogi degli esperti internazionali è la sublimazione della ricerca tecnica attraverso forme pratiche e originali, saldamente ancorate alla qualità: “Per noi il design è l’arte che si fa utile, spiega Barbara Tresoldi, responsabile di “Baricole”, e i nostri occhiali sono oggetti di design, che forniscono un supporto reale alla vita quotidiana di chi li indossa”. Il principe di tutti i modelli è perciò il “Tornado” della linea “Derapage”, la montatura italiana più premiata di sempre, maneggevole e allo stesso tempo di fattura molto raffinata. Ottenuto da un’unica lamina d’acciaio incisa chimicamente, questo gioiello di tecnica porta non a caso il nome di un aereo da caccia ed è costituito da 37 pezzi assemblati tra loro senza saldature e solo con rivetti di alta oreficeria. Ma non è tutto: questo occhiale è anche anallergico, indistruttibile e leggerissimo, come una carrozzeria d’avanguardia, di quelle che contribuiva a creare la Nico negli anni Trenta. “I “Tornado”, al momento disponibili in sedici varianti, sono un esempio della nostra continua voglia di elaborare proposte nuove, rivoluzionarie nella loro semplicità”, puntualizza la Girardi. “Tutta la produzione viene realizzata con questi criteri e, grazie all’uso quasi esclusivo di acciaio e fibre naturali come gli acetati, è fatta nel pieno rispetto dell’ambiente. Cerchiamo inoltre di adottare sempre procedure poco invasive, dalla colorazione dei pezzi al loro reperimento, e forse solo nei passaggi di distribuzione, che sfrutta mezzi di trasporto tradizionali, non siamo così eco-compatibili. Proviamo però a migliorare ogni anno”. Tra gli ultimi premi vinti dalla Nico-design d’altronde c’è la menzione speciale per la sostenibilità, conferita dal Silmo di Parigi, una delle più importanti fiere del settore. “Ne siamo molto orgogliosi, conferma la responsabile relazioni esterne, è un riconoscimento degli sforzi fatti fino ad ora nella cura dei dettagli”. E di attenzione ai particolari quest’impresa ne pone davvero, sotto ogni punto di vista: nel negozio “Baricole” addirittura i muri sono foderati di lastre già incise chimicamente sulle quali è possibile scorgere intere montature e il pavimento è costituito da tasselli di microcomponenti  annegati nella resina e colorati dai bimbi di famiglia; tutta un’area del monomarca poi è dedicata a giovani artisti che vogliano esporre il proprio concetto di visione a clienti e avventori, e che trovano in questo modo un canale privilegiato per la loro espressività. 

Non ci sarà mica il rischio che, con così tante buone idee, i Vitaloni comincino a prendersi un po’ troppo sul serio? “No, è sicura la Girardi, pensi che creiamo occhiali per case di produzione cinematografiche e televisive adatti agli usi più disparati e abbiamo fornito pure  al comico Maurizio Crozza una montatura particolare per la sua esilarante imitazione dell’architetto Fuksas”. In fondo, cosa c’è di meglio che farsi pubblicità attraverso una sana risata? 


Questo articolo ha vinto ex aequo la II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Economia, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di aprile 2009, p. 13


 


 

 


 

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