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La Strada della Lana

 

 

Un itinerario di cinquanta chilometri collega Biella e Borgosesia, fra antichi opifici e villaggi operai 


di Mattia Perino


La crisi sta corrodendo i pilastri su cui si regge il nostro sistema economico e sta mutando la vita dell’uomo, costretto a reinventarsi in uno scenario economico e sociale nuovo. Il Biellese ha colto la sfida puntando al recupero della propria storia e della propria identità, spinto dalla volontà di salvaguardare un patrimonio economico e culturale, ricercando le sue radici nella riconversione delle fabbriche, un tempo luoghi di lavoro, sudore, e fatica ed oggi non soltanto beni preziosissimi per l’archeologia industriale, ma anche veri monumenti alla vita. 

Il Centro di Studi sul Biellese (DocBi) raggruppa le personalità che si sono applicate in prima persona al recupero del patrimonio culturale: da una ventina di anni a questa parte, l’associazione ha portato a termine ricerche sui più svariati aspetti della vita Biellese ed in particolare della vita legata al mondo dell’industria tessile. Nel 1992 fu inaugurato un grande progetto,  “I luoghi dell’industria Biellese tra memoria e progetto”, in collaborazione con il Politecnico di Torino, la Cciaa di Biella e Unioncamere. Presentato nel 1996 all’Unione industriale Biellese, il progetto mirava a ristrutturare gli antichi edifici industriali e a ricostruirne il “contorno culturale”, seguendo il percorso della via di comunicazione che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, collegò le città di Biella e di Torino con la Valle Strona, la Valle Sessera e la Valsesia: la cosiddetta Strada della Lana. Lo sviluppo industriale di queste zone, geograficamente isolate, non sarebbe stato possibile senza questo collegamento con il mondo che costituiva l’arteria principale del territorio, percorsa dai mercanti e dagli imprenditori biellesi che raggiungevano Borgosesia per scambiare le loro pezze con la lana grezza.

Il percorso della Strada della Lana inizia dal ponte della Maddalena a Biella, di origine medievale, il primo attraversamento edificato sul torrente Cervo. In quella zona svettano le moli di due importantissimi lanifici: il Lanificio Maurizio Sella e l’ex Lanificio Trombetta; nel primo edificio, risalente al 1835, si trova l’ampia raccolta documentaria ed iconografica della Fondazione Sella, mentre il secondo ospita la Fondazione Pistoletto-Cittàdellarte, centro di produzione artistica di rilievo internazionale. La Strada della Lana devia verso Ovest per collegarsi alla Valle Strona; lungo le sponde rocciose del torrente si ergono gli edifici austeri delle antiche fabbriche che con la loro mole imponente troneggiano in mezzo al verde dei boschi. Per quanto le ciminiere, le strade, i ponti, i lanifici abbiano trasformato il volto di una zona che in epoca preindustriale si presentava ricoperta dai boschi, l’elemento naturale non è passato in secondo piano ma è divenuto lo scenario ideale per l’intraprendenza umana. Fin dall’inizio dell’800, la valle dello Strona conobbe un fortissimo sviluppo industriale che continuò a crescere per tutto il secolo successivo (nel 1961 l’industria tessile contava 12.000 addetti). L’uomo che pose le basi per questo straordinario sviluppo fu l’ imprenditore Pietro Sella, ma per capire l’importanza di questo personaggio è necessario tracciare un quadro sintetico di ciò che era il Biellese prima dell’avvento della grande industria. 

Sino al Sette e Ottocento la lavorazione della lana era un’attività domestica, praticata tradizionalmente dalle donne per integrare i proventi del lavoro agricolo; il primo passo verso il cambiamento fu compiuto dai mercanti della zona che accentrarono le diverse lavorazioni della lana in appositi laboratori. Un ulteriore passo avanti fu mosso negli anni ‘60 e ’70 del XIX secolo, quando venne definitivamente abbandonata la lavorazione a mano, sostituita dal telaio meccanico. L’imprenditore Pietro Sella fu pioniere in questo campo: a inizio secolo lasciò l’Italia per conoscere i progressi nel campo dell’industria tessile in Europa. Nel 1817 acquistò ed installò nelle sue proprietà alcuni macchinari automaticizzati, le cosiddette “meccaniche”. L’introduzione di queste ultime e l’abbondanza d’energia idraulica furono gli elementi che resero possibile il boom economico di questa valle. Il legame simbiotico tra la forza della natura e l’ingegno umano è stato perfettamente conservato presso l’ex Lanificio Zignone, la perla dell’archeologia industriale biellese, meglio conosciuto come “La Fabbrica della Ruota”. Costruito nel 1877, deve il suo nome alla grande ruota idraulica che alimentava i telai disposti su tre piani e collegati attraverso sistemi di bielle e pulegge. È una testimonianza dello sviluppo della teledinamica di quegli anni, un sistema di trasporto d’energia idraulica integro e reso nuovamente funzionante. L’acqua del torrente azionava una turbina posta più a valle rispetto all’edificio e che, tramite un cavo d’acciaio, metteva in moto la grande ruota addossata alla fabbrica. Il lanificio funzionò fino al 1964. Nel 1984 ospitò la mostra “Archeologia industriale in Vallesessera e Vallestrona” e l’interesse suscitato dall’iniziativa portò alla nascita del DocBi, associazione che si assunse il compito di ristrutturare l’edificio e mantenere intatto il sistema di ruote idrauliche. 

L’introduzione dell’energia elettrica, agli inizi del Novecento, rivoluzionò l’architettura degli impianti e la geografia dell’industria tessile: alcuni industriali scelsero di spostare i loro stabilimenti verso zone di pianura, in luoghi prossimi alle grandi vie di comunicazione e ai grandi centri urbani; altri decisero di rimanere nelle loro valli ma di edificare lontano dai torrenti. Il lanificio costruito a Trivero dai fratelli Zegna è il caso più eclatante di questo cambiamento architettonico e sociale: gli Zegna, abbandonando la pianta verticale dei lanifici ottocenteschi, puntarono sullo sviluppo orizzontale degli edifici, investirono grandi somme nell’edificazione di scuole, ospedali, alloggi per i propri operai e diedero il loro contributo per la conservazione storica e ambientale del territorio. L’Oasi Zegna è un tributo di questa famiglia alla terra che li ha resi così potenti. 

Lasciandoci Trivero alle spalle raggiungiamo la Valle Sessera, in cui troneggia la già citata Fabbrica della Ruota. La Valle conobbe una sviluppo demografico considerevole in seguito all’industrializzazione: Pray passò dai 273 abitanti del 1861 ai 2756 del 1912. Lo sviluppo della zona fu reso possibile dalla costruzione di vie di collegamento con la Valsesia e Biella. Seguendo una piccola deviazione dal percorso della Strada della Lana s’incontrano due cellule dell’Ecomuseo della provincia di Biella, il Molino Susta e il Museo Laboratorio del Mortigliengo, esempi perfettamente conservati di abitazioni di epoca preindustriale. La Strada della Lana termina a Borgosesia, dove si teneva il principale mercato della lana della zona e dove, nel 1850, Carlo Antongini creò la prima manifattura. 

Lungo la Strada della Lana è sufficiente chiudere gli occhi per immaginare la carreggiata immersa nei boschi, percorsa da carri carichi di pezze e lana grezza dei mercanti, le sirene delle fabbriche che scandiscono il ritmo della vita di migliaia di persone.   


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Economia, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di maggio 2009, p. 21


 

 


 

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