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La terra che fischia

 

 

I subiet tra passato e futuro


di Giulia Peyronel


Al crocevia tra arte e artigianato, tra la musica e il rumore, tra il mondo dei giocattoli e quello delle opere da museo, i fischietti di terracotta racchiudono nella loro piccola cavità interna una miriade di suoni, simbolismi e storie della nostra cultura. Forse qualcuno conserva ancora gelosamente uno di questi oggettini fragili, ricordo dei tempi in cui i fanciulli vi si trastullavano. Altri, probabilmente, ne avranno visti in Veneto o nel Meridione d’Italia, dove la tradizione dei fischietti non ha subito interruzioni... ma in Piemonte?

Lungi dall’essere morti, oggetti ormai relegati all’archeologia del folklore popolare, essi vengono di nuovo plasmati, regalati, venduti e collezionati in numerosi luoghi e occasioni nella nostra regione. I fischietti sono tra gli strumenti a fiato più antichi, e anche se oggigiorno i flauti globulari in terracotta sono ritenuti giocattoli démodé o la passione di qualche collezionista, per millenni hanno avuto varie funzioni, profondamente legate alle credenze magiche e rituali delle popolazioni che spesso li usavano come amuleti e oggetti dalla potente valenza apotropaica, cioè in grado di allontanare il male. Tale valenza era veicolata sia dall’animale o dal soggetto umano o divino rappresentato, sia dal suono che ne scaturiva e che, imitando il canto degli uccelli, univa magicamente l’uomo con la natura. 

In Italia, i fischietti sono presenti almeno a partire dall’antica Roma: nel Museo di Antichità di Torino sono conservati due reperti di epoca romana che potrebbero forse essere fischietti e rappresentano entrambi volatili molto stilizzati. Dal 1700 uno dei principali luoghi di produzione di fischietti in Piemonte fu Patro, frazione di Moncalvo, sulle colline della provincia astigiana. Il nome degli zufoli di Moncalvo è strettamente legato a quello della famiglia Guazzo, che lavorava la terra e d’inverno, quando il lavoro nei campi rallentava, si dedicava a modellare deliziose statuette col fischio, chiamate i Subiet ’d Mattia. Statuette di ridotte dimensioni, raffigurano personaggi del popolo e della borghesia, colti nelle loro occupazioni ed espressioni specifiche con un bonaria satira, ma anche figure religiose, volatili, e altri animali. Dalla dama elegante alla balia che allatta, dai due musici con le gote gonfie al Gianduia che fuma la pipa, dal carabiniere alla cuoca che si spulcia, la famiglia dei Guazzo si dilettò per generazioni alla raffigurazione del proprio contesto sociale, con una perizia tecnica e una schiettezza espressiva che resero i suoi piccoli ed effimeri manufatti famosi al di là dei colli: infatti, i subiet seguirono perfino chi emigrava in America, in qualità di ricordo della propria terra e anche di portafortuna, e se ne possono ammirare ancora oggi nelle collezioni del Santuario di Crea e del Municipio di Moncalvo. 

Di fattura più rozza e standardizzata erano invece i fischietti di terracotta di Ronco Biellese, dove già a partire dal XIV secolo fiorì l’industria di terraglie. La diffusione del vasellame di Ronco, le famose Bielline, era ampia, arrivando a comprendere la Liguria, la Lombardia, il Trentino, la Valle d’Aosta e la Svizzera, e straordinaria era la varietà di forme: giare e boccali, scaldavivande e nidi per uccelli, scodelle e teiere, vasi da fiori e giocattoli, rappresentati appunto da vasellame in miniatura, e da fischietti. Nonostante l’attività dei pignatari sia cessata da più di mezzo secolo, a Ronco Felice Lanza e Gino De Bernardi, discendenti da famiglie di pignatari e costruttori di fischietti, sono ancora preziosi depositari di un antico sapere, che ha rischiato di perdersi per sempre negli anni Cinquanta e Sessanta. Recentemente, però, i fischietti hanno mostrato di poter resistere al passare dei millenni, perchè si sono rifunzionalizzati. Il cambio più eclatante riguarda forse l’abbandono della funzione ludica, che avevano ad esempio i sciubiet, i cucu, i rasgne di Ronco Biellese. Il “fischietto della rinascita” non è più un giocattolo per bambini a causa del suo prezzo elevato. Ma soprattutto sono i bambini, usi a bambole di plastica e a videogiochi con colonne sonore polifoniche, a non essere più interessati a giocattoli semplici come i fischietti. Si sono oramai modificate anche le forme (sono stati modellati Berlusconi e Di Pietro, streghe e gnomi, motociclette e aerei), le crete utilizzate (alcune provenienti anche dalla Toscana e dalla Spagna), e gli strumenti utilizzati per la modellazione: accanto alle tradizionali stecche di legno costruite a mano, i moderni artigiani non disdegnano penne a sfera, cucchiaini di plastica, cannucce, chiodi...

Ma chi sono i costruttori di fischietti in Piemonte? Sono insegnanti, operai, ceramisti, musicisti, impiegati, uomini e donne, giovani e anziani. Non aspettatevi infatti di incontrare solo vecchi artigiani che lottano per mantenere in vita la tradizione: sono numerosissimi i ragazzi che, anche in mancanza di tanto tempo da dedicare a questa attività, vi infondono una passione che stupisce e commuove. Si trovano ceramisti che modellano fischietti venduti per migliaia di euro e dilettanti per cui i subiet sono solo un passatempo, insegnanti dell’Accademia di Belle Arti di Torino e anziani artigiani che a Moncalvo riprendono la tradizione delle statuette fischianti della famiglia Guazzo; e in tutti i costruttori si riscontra un intenso amore per questo manufatto semisconosciuto. Dunque, per chi porga l’orecchio a questo fievole fischio si dischiuderà un microcosmo di collezionisti (disposti a spendere centinaia di euro per un fischietto storico dei Guazzo), di costruttori, e perfino di un gruppo musicale, gli Scent Peij, che includono tra gli strumenti numerosi fischietti e ocarine. Sempre più nota è poi la Fëra dij Subijet di Moncalieri, istituita nel 1286 da Amedeo di Savoia; dopo una lunga interruzione, la fiera è stata ripresa e ormai da una ventina d’anni si svolge ogni ottobre, arricchendosi di un concorso nazionale per il miglior fischietto. I costruttori piemontesi partecipano con entusiasmo al concorso, oltre ad esporre e vendere le loro coloratissime opere sulle bancarelle della storica fiera. A Moncalieri si può anche visitare l’unico museo piemontese interamente dedicato ai fischietti (e uno dei pochi in Italia), chiamato appunto Museo dij Subiet.

E chi non può aspettare la tradizionale Fiera di ottobre, può sempre andare a curiosare nel negozio “Il Fischio”, un po’ nascosto alla vista del passante frettoloso: in un interno cortile di Via Pietro Micca, a Torino, vi accoglierà con centinaia di ceramiche, e naturalmente con un tripudio di terrecotte sonore.

Si può quindi sperare che i fischietti, anche se costretti ad abbandonare contesti e funzioni attuali per acquisirne di nuovi, esisteranno finché ci sarà qualcuno che conoscerà il primordiale e un po’ infantile piacere di manipolare l’umida terra e di infonderle la vita con un soffio.


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla II edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura e Ambiente, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di ottobre 2009, p. 15

 

 


 

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