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Torniamo al baratto

 

Nasce nel Cuneese (ma negli Stati Uniti esiste da trent’anni) il sistema che consente alle aziende piemontesi di scambiarsi beni e servizi senza o quasi toccare i soldi


di Daniela Vismara


In tempi di recessione e carenza di liquidità, le aziende piemontesi sperimentano strumenti alternativi,  riscoprendo un antico metodo di scambio: il baratto.

A Manta, piccolo centro collinare nei pressi di Saluzzo, la Graph Art, un’azienda specializzata nel settore grafico e stampa, si è affidata al servizio del network “Cambio Affari” per smaltire  l’invenduto.

Il sistema “Cambio Affari”, creato nell’ottobre 2008 dal saluzzese Massimo Rosa, raccoglie oltre 160 aziende piemontesi e non solo, facendo da intermediario per i contatti tra le imprese che intendono scambiarsi beni e servizi,  senza attingere alla liquidità. 

Angelo Audisio, responsabile dell’azienda mantese, tra le prime ad aderire al network,  spiega così il suo interessamento per questo tipo di servizio: “Da più di trent’anni porto avanti quest’attività nel settore della produzione grafica e stampa, con l’aiuto dei miei figli. Negli ultimi tempi abbiamo riscontrato la necessità di far fronte all’aumento dei fondi di magazzino che purtroppo erano in crescita e andavano ad incidere passivamente sul bilancio dell’azienda. Navigando in internet, ho scoperto l’esistenza di questo network, ho contattato l’agenzia per saperne di più e mi è parso un sistema interessante”.

Il servizio offerto da “Cambio Affari” consiste nel mettere in contatto le aziende interessate allo scambio, seguendo alcuni semplici passaggi. L’impresa sottoscrive il contratto di adesione con il network (he ha una rete nazionale di recapiti in franchising), descrive i beni o i servizi che intende scambiare e il network compie una ricerca nella propria banca dati, individuando  il potenziale acquirente interessato ad effettuare lo scambio o la compensazione dei beni. A questo punto, la transazione viene gestita direttamente dalle aziende, in piena autonomia, con l’emissione di regolare fattura e l’applicazione dell’iva corrispondente. Il tutto avviene senza passaggio di denaro, se le merci si equivalgono, altrimenti verrà corrisposta la differenza. 

Grazie a “Cambio Affari”, continua Audisio, ho effettuato diverse  transazioni con società del Saluzzese e fuori zona, non appartenenti al settore della stampa, che avevano anch’esse gli stessi problemi  nello smaltimento dei fondi di magazzino. Con il baratto abbiamo convertito in profitto i costi delle giacenze di carta”. 

Nel frattempo, anche altre aziende hanno aderito al network con buoni risultati. “Con questo sistema, commenta Enrico Anghilante, titolare della Cnnt srl di Cuneo, specializzata nell’editoria provinciale online, siamo riusciti a  trasformare in valore aggiunto gli spazi pubblicitari invenduti”. Nell’Astigiano, un’azienda vinicola ha invece scambiato vini in confezione natalizia con un paio di carrelli elevatori, forniti da un’azienda toscana. 

Tra gli ultimi “cambio affari” realizzati e pubblicati sul sito dell’agenzia saluzzese si contano inoltre scambi di prodotti tra i più svariati: da una Porche Cayman del valore commerciale di 60.000 euro, a 20 pannelli fotovoltaici del valore complessivo di 18.000 euro, da una campagna marketing, con stampa di brochure, modulistica e cartelloni (10.000 euro) a una fornitura di dieci personal computer e rete internet per 7.000 euro, fino ad un ciclo di cure dentali del valore di 8.000 euro. 

Non c’è dunque che l’imbarazzo della scelta, considerando i benefici derivanti da questo sistema. Secondo gli esperti, lo scambio consentirebbe infatti alle imprese  notevoli vantaggi, a diversi livelli: la diminuzione o addirittura l’azzeramento dell’invenduto e degli stock di magazzino, la riduzione dell’indebitamento bancario,  l’abbassamento a circa il 50% del costo dei beni e dei servizi acquistati, la possibilità di rispettare investimenti già in programma senza dover intaccare la liquidità, l’aumento di visibilità verso un mercato di aziende e di professionisti, la possibilità di entrare in contatto con nuovi potenziali clienti ed aumentare il proprio giro d’affari.

Ma se in Piemonte e in Italia la necessità ha aguzzato l’ingegno solo in questi ultimi tempi, c’è da sottolineare che tale sistema  non è una novità all’estero e, soprattutto, non viene più concepito come rimedio alla crisi. Negli USA il cosiddetto corporate barter (letteralmente “baratto aziendale”) è praticato da oltre trent’anni anni e, secondo le stime, rappresenterebbe oggi circa il 2% del Pil. Nato negli anni ’50 e sviluppatosi negli anni ’70 come strumento per far fronte alla recessione che aveva lasciato molte aziende con eccedenze di magazzino e problemi di liquidità, il barter è diventato col tempo uno strumento di nuove applicazioni finanziarie e di marketing mirate a perseguire nuovi obiettivi aziendali. Oggi,   ben 480.000 aziende americane lo utilizzano e lo includono regolarmente nelle loro strategie commerciali e finanziarie. Tra queste, il 65% delle società quotate in borsa e molte delle società del “Fortune 500” lo hanno integrato quale strumento gestionale aggiuntivo rispetto ai mezzi tradizionalmente utilizzati (fonte IRTA, International Reciprocal Trade Association).  In Europa il sistema è praticato dagli anni ’90 in paesi come Spagna, Belgio, Olanda e Francia. Successivamente, si è sviluppato in Gran Bretagna, Germania e Portogallo e anche in Svizzera, Austria e Danimarca. Grazie allo sviluppo della Rete, in Francia in questi ultimi anni ha preso piede il barter online, con la proliferazione di siti ad hoc che mettono in contatto aziende, anche molto diverse tra loro, che non avrebbero probabilmente mai avuto occasione di stringere rapporti commerciali attraverso i canali tradizionali. 

Nell’era della net economy, il corporate barter viene inteso come una nuova frontiera, seppur di antico retaggio, verso forme integrative alla normale gestione aziendale. Inoltre, non riguarda solo le grandi aziende, ma molte piccole e medie imprese, in vari settori. È così che un elettricista può offrire il proprio lavoro in cambio dei servizi dell’idraulico o una ditta di sanitari può incrementare il proprio profitto sfruttando le scorte, in accordo con fornitori di materiale per ufficio. O ancora, è noto il caso di un pub di Edgefield, in Gran Bretagna, che ha fondato parte della propria attività sul baratto: in cambio di prodotti tipici locali, biologici e, assicurano gli agricoltori del luogo, di ottima qualità, offre pinte e boccali di birra.

Anche l’enogastronomia e il settore turistico piemontese potrebbero farci un pensierino…


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale al Premio Piemonte Mese, sezione Economia,  ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di giugno 2009, p. 15


 


 

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