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Una banca per brindare


A Pollenzo dei caveau molto speciali conservano le bottiglie più pregiate dei migliori produttori, per metterle sul mercato al momento giusto e per conservarne la memoria storica

 

di Marta Ferrero


Perché qui tutto ruota attorno al vino. Non sono gli abitanti della zona che monopolizzano un loro prodotto. È il prodotto della zona che monopolizza i suoi abitanti”.  Parole di Mario Soldati, nel lungo viaggio attraverso l’Italia vinicola degli anni Settanta, riferendosi, non è difficile da indovinare, alle Langhe a lui care. Tant’è vero che, neanche mezzo secolo dopo, il rapporto tra il mondo vitivinicolo e gli abitanti del territorio non ha fatto che fortificarsi e tant’è vero che solo qui, esperimento sui generis a livello italiano, al vino è stata dedicata addirittura una vera e propria banca, la Banca del Vino. 

Non si allarmino i lettori, niente code agli sportelli o cambiali da firmare: l’ingresso alla Banca del Vino, situata nella piccola frazione di Pollenzo (Bra), autentico gioiello all’imbocco delle Langhe, non fa che suscitare nel visitatore un ineffabile e spontaneo incanto. Al di sotto delle ampie volte in mattoni delle cantine del complesso neogotico dell’Agenzia di Pollenzo, voluto dal re Carlo Alberto di Savoia come sede di amministrazione delle tenute agricole circostanti, riposano oggi infatti quasi centomila bottiglie di oltre trecento tra i migliori produttori d’Italia, dal nord al sud della penisola: una spiccata predilezione, occorre confessarlo, viene però riservata alle aziende vinicole piemontesi, a conferma della vocazione straordinaria della nostra Regione in tale settore produttivo e del forte legame della Banca con il territorio circostante. 

La Banca del Vino nasce ufficialmente nella primavera del 2004, da un’idea del vulcanico Carlin Petrini, patron di Slowood, con l’intenzione di dare vita a un’istituzione unica nel suo genere e destinata a cambiare il rapporto con il mondo del vino: la filosofia sottostante il progetto è infatti quella di creare una memoria storica del vino italiano, fino ad oggi quasi inesistente, se non nelle cantine di qualche collezionista o di qualche lungimirante produttore. Quale luogo migliore di una cantina storica dunque, ideale per l’affinamento dei grandi vini, per depositare le proprie etichette di punta?

Il meccanismo di arricchimento della Banca è semplice: ogni produttore coinvolto nell’iniziativa in qualità di socio conferisce alle cantine dell’Agenzia, pur mantenendone la proprietà, un deposito annuale di bottiglie delle etichette più prestigiose della propria azienda. Le bottiglie, stoccate in apposite casse e garantite nelle migliori condizioni climatiche, vengono lasciate a riposare e cominciano il loro lento percorso di affinamento in bottiglia: lì rimarranno per almeno il triennio successivo e, in ogni caso, finché una commissione di degustazione non decreterà la possibilità di un’immissione controllata nel circuito commerciale del numero prestabilito di bottiglie (si rammenti che un determinato quantitativo delle stesse dev’essere preservato quale memoria storica di quella produzione). 

Al di là del meccanismo tecnico di funzionamento, il pregio straordinario della Banca del Vino consiste nell’intuizione dell’importanza di garantire una continuità della produzione di eccellenza nel tempo e nel proporsi come un centro propulsore di ricerca e divulgazione, anche in sinergia con l’Università di Scienze Gastronomiche che proprio a Pollenzo trova sede. 

Un museo vivente, così è anche stata definita la Banca: un percorso di approfondimento nell’Italia vinicola che si può realizzare compiendo una visita guidata all’interno delle cantine “bicchiere alla mano” come recita lo slogan promozionale, partecipando alle numerose degustazioni o ai weekend enologici, consultando il sito internet e lo store on-line (www.bancadelvino.it), seguendo le varie proposte in corso di organizzazione. 

A tal proposito, nel periodo a venire, è stata prevista un’altra curiosa iniziativa, l’Asta dei Grandi Vini d’Italia, meritevole oltretutto per il suo obiettivo benefico, in quanto finalizzata alla raccolta di fondi per sostenere le attività didattiche dell’ateneo di Scienze Gastronomiche e in particolare per agevolare la frequenza all’università degli studenti provenienti da paesi in via di sviluppo. 

In cosa consiste dunque quest’asta così particolare? L’Asta dei Grandi Vini d’Italia avrà come oggetto la vendita di vini en primeur, ovvero di vini che saranno consegnabili solo a partire dal 2009, appartenenti a produttori selezionati tra coloro che già partecipano al progetto Banca del Vino. L’asta si svolgerà interamente su internet, dove fin da ora sono già stati caricati i duecento lotti disponibili, provvisti dell’indicazione dell’ultima data in cui sarà possibile lanciare la propria offerta, aggiudicandosi così le bottiglie d’interesse. Le scadenze da tenere in mente sono tre: la prima è prevista per dicembre 2007, la seconda e la terza rispettivamente per febbraio ed aprile 2008. All’ultimo lotto si aggiungerà poi uno spettacolare evento conclusivo in più serate, con promozioni su piazze internazionali quali Londra, New York e Mosca, dove verranno battuti ulteriori 120 lotti.

Una banca dinamica, la Banca del Vino, una banca che si rivela come un inedito laboratorio di idee, dove le persone, produttori, degustatori e visitatori dalle più svariate provenienze, si incontrano, si confrontano, si scambiano opinioni in tema Vino, una bevanda che rapisce la mente e il cuore di chi lo produce e di chi lo assaggia, capace di regalare sensazioni e profumi, di viole e liquirizia, Nico Orengo docet nell’omonimo romanzo. Il vino, nella Banca di Pollenzo, è d’altronde il centro gravitazionale attorno a cui tutto ruota e si realizza. E per compiere dunque un viaggio nell’Italia del vino sulle orme di Soldati, seppur più breve ma non per ciò meno intenso, basta inoltrarsi nei lunghi corridoi, tra le casse ammassate, di una banca unica al mondo. 


Questo articolo ha vinto la prima edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Enogastronomia, ed è stato pubblicato su Piemonte Mese di febbraio 2008, p. 15

 


 

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