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Solidarietà sociale e incubazione d'impresa

 

L'esperienza del Büt

 

di Federica Cravero


Hanno poco più di vent’anni e sanno restaurare il legno. Sono due ragazzi e una ragazza che si sono trasferiti nella foresteria di una bella cascina bianca dove vivono, lavorano e imparano a diventare indipendenti. Altro che “bamboccioni”. Si raccolgono storie di ordinaria gioventù a “El But” – che vuol dire “il germoglio”, in dialetto piemontese – una cascina che è anche scuola e incubatore d’impresa. Si trova a Regione Faule, nella pianura di Macello, comune di un migliaio di abitanti nella pianura del Pinerolese. Un posto dove chi non ha una professione la può imparare e chi ce l’ha apprende quelle tecniche, dai segreti del mestiere a quelli della contabilità a quelli per rifornire un magazzino, che sono preziosi consigli per avviare, in un ambiente protetto, un’attività artigianale in proprio.

Era il 2001 quando Elvio Fassone, ex magistrato ed ex senatore pinerolese, e Antonio Russo, ceramista napoletano, hanno fondato l’associazione “Prima e poi”. L’intento era di dare ai ragazzi una formazione artigiana a chi si era fermato alla scuola dell’obbligo, mentre quelli che avevano seguito corsi di arti e mestieri avevano la possibilità di mettere in pratica ciò che avevano imparato a scuola. "Per molti anni ho fatto il giudice, racconta Fassone, e mi sono trovato a processare minori o ragazzi appena diciottenni. Ho scoperto che i lavori più adatti a farli maturare erano quelli artigiani, perché danno più spazio alla creatività, li costringono ad affrontare i problemi e a trovare soluzioni, perché trovano a soddisfazione di aver creato qualcosa di buono. Così è venuta l’idea di questo posto".

Ma il progetto nascondeva un duplice intento: oltre alla solidarietà sociale verso le nuove generazioni, insegnare ai giovani i mestieri artigiani avrebbe contribuito a tramandare alle generazioni future i segreti delle eccellenze piemontesi, che altrimenti rischierebbero di andare perdute.

Sono passati alcuni anni dalla semina e ora il But non solo è germogliato, ma è anche pronto a fiorire e a far crescere i suoi frutti. In questo tempo una ventina di ragazzi si sono avvicendati per dare una mano alla risistemazione del posto e a portare avanti i primi esperimenti con la terra cruda, realizzando anche opere di edilizia in alcune zone del Pinerolese. Oggi è stata avviata anche una collaborazione con le Scuole San Carlo, che da decenni insegnano ai ragazzi piemontesi a lavorare il legno, con laboratori di restauro e di doratura. Proprio in quelle scuole si sono formati i tre giovani – ci si augura i primi di molti altri – che ora, assistiti da borse di lavoro, imparano a mettere su bottega al But. Quello di Macello, infatti, è diventato uno degli esempi migliori delle “Botteghe scuola”, il progetto che la direzione Artigianato e Commercio della Regione Piemonte, ha avviato da alcuni anni per coltivare e tramandare il patrimonio delle eccellenze artigiane piemontesi. In futuro potranno essere attivati molti altri laboratori, ad esempio di oreficeria o di ceramica, ampliando l’offerta formativa e imprenditoriale.

Ma la cascina ha anche un’altra particolarità. In tempi in cui alla politica si abbinano troppo spesso i concetti di spreco e di casta, ci si stupirà a sapere che a dar vita al But è stata la volontà di un ex senatore dell’Ulivo, Elvio Fassone appunto, che ha deciso di investire la sua indennità parlamentare a favore del territorio che lo aveva eletto, soprattutto dei giovani, e ha comprato la cascina di Macello. Denaro pubblico che diventa privato e ritorna pubblico. Lui si schermisce se lo si definisce un eroe moderno, ma un po’ è così. O forse sarebbe più giusto pensare all’abate di un monastero medievale, che mantiene viva una tradizione artigiana come gli amanuensi fecero con i testi antichi.

Tutto il lavoro al But, infatti, avviene con uno sguardo al passato e uno al futuro: l’antica arte di lavorare la terra cruda si modula per assecondare le nuovissime tendenze del risparmio energetico, il tradizionale rito di apprendimento dell’andare a bottega diventa una speranza di lavoro per giovani in difficoltà, l’artigianato della ceramica e del legno un modo per tramandare le eccellenze di un tempo e trasformarle in nuova imprenditorialità. 

Proprio la terra cruda è una delle lavorazioni più antiche e allo stesso tempo è uno dei prodotti più interessanti per le moderne tecniche di isolamento, risparmio energetico, rispetto dell’ambiente e rinnovabilità delle risorse. Dietro i banchi-bancali del But, infatti, i ragazzi hanno imparato che l’argilla ha tre volte il potere di isolamento termico e acustico dei normali mattoni forati, che essendo traspirante è ottimo negli ambienti umidi perché impedisce il formarsi di muffe. Ed è super-ecologica: nessun processo chimico per lavorarla, niente inquinamento per lunghi trasporti a bordo di camion, visto che la terra si trova in loco, nessun problema di smaltimento. Nelle stanze della cascina di Macello c’è un atélier dove sono esposte le creazioni degli allievi, tra cui esperimenti su come ridare forma a un vecchio termosifone rivestendolo di terra cruda, aumentandone anche il potere riscaldante. E in effetti la ricerca scientifica da abbinare alle tradizioni artigianali è un componente importante di questa scuola, che ha avviato una collaborazione con il Politecnico di Torino.

Ma c’è forse un rammarico in tutto questo, il dispiacere che proprio la gente del posto sia la più disattenta alle iniziative del But. All’inizio erano in molti a pensare con diffidenza che sarebbe stato un covo di ex drogati e galeotti. “Niente di più sbagliato”, spiega Fassone. “Spero che con il tempo capiranno e impareranno ad apprezzare questa realtà”. E per mostrare alla popolazione le attività del But, l’associazione “Prima o poi” lo scorso settembre ha organizzato nei locali della cascina di Regione Faule la rassegna “Arte, artigianato, terra, territorio”. E aprirà le sue porte a chiunque voglia mettere il naso nelle attività che si svolgono.


Questo articolo ha vinto la I edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Artigianato, ed è stato pubblicato du Piemonte Mese di marzo 2008, p. 18 

 


 

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