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Un uomo, una tradizione

 

 

 

L'ultimo tessitore di Coazze

 

di Tomaso Clavarino


Potrebbe essere la trama di un film, invece è una storia vera.

E’la storia di un uomo di 61 anni, che ad un certo punto della sua vita ha deciso di riprendere e far conoscere quella che un tempo era l’attività principale delle sue valli, la tessitura a mano.

Se in paese, a Coazze, si chiede di Bruno Tessa, lo conoscono tutti. «Il Maestro Bruno Tessa» precisa, anche un po’ stizzita, un’anziana signora. Maestro, per via della sua precedente attività di insegnante alle elementari.

Sotto un cielo plumbeo e una pioggia intensa ci viene incontro con passo deciso. Nel grigiore della giornata risalta la sua folta barba bianca.

Il tempo delle presentazioni dura poco. Ha voglia di parlare, di raccontare, di far conoscere questa sua attività.

«Deve sapere che Coazze, e la Val Sangone, per centinaia di anni sono state uno dei centri principali della tessitura piemontese. Ogni nucleo familiare possedeva un telaio che era fonte di integrazione al misero reddito che la vita montana poteva fornire» - attacca senza lasciare il tempo di porre la prima domanda - «La gente del posto lavorava i campi e viveva di allevamento, poi, agli inizi del ‘900, arrivarono le prime industrie tessili e gli abitanti della valle iniziarono ad abbandonare le loro abituali attività per andare a lavorare nelle imprese del fondovalle. Con il cambio di abitudini e stile di vita il telaio artigianale domestico cadde pian piano in disuso».

Dal secondo dopoguerra in poi queste industrie affrontarono una profonda crisi che, dopo una lenta agonia, si concluse negli anni ’80 con la chiusura delle ultime imprese. 

Ma cosa può aver spinto un maestro in pensione a riprendere un’attività oramai scomparsa da anni? 

«Ho visto tessere da quando sono nato. Mia zia tesseva ed io, fin da piccolo, la aiutavo nei compiti più semplici. Per me la tessitura è una cosa magica. Trasformare la materia prima informe in un prodotto finito, tutto con le proprie mani, è un’emozione unica» - spiega Bruno Tessa.

La sua attività ha inizio quasi per caso. Nel 1984 trova, in una cascina della zona, un vecchio telaio smontato. Lo rimette a posto e inizia a coltivare con dedizione e cura questa sua passione.

Ma è solo nel 1995 che prende la decisione di caricarsi sulle spalle il peso di questa tradizione. «La scuola media di Coazze decise di creare un Museo Etnografico e mi chiese di montare un telaio, essendo questo il simbolo della zona. Cercai qualcuno che fosse in grado di mettere il filo sul telaio, ma nessuno seppe aiutarmi –racconta - Era un lavoro minuzioso che un tempo veniva fatto dalle donne anziane. Feci tutto da solo e mi resi conto che con il passare del tempo ero rimasto l’unico a portare avanti questa tradizione. Andato in pensione decisi di dedicare tutto il mio tempo a questa attività, per cercare di tramandarla alle generazioni più giovani».

Grazie al comune di Coazze vengono organizzati dei laboratori di tessitura artigianale e il museo Etnografico, che nel frattempo cambia nome in Ecomuseo, gli mette a disposizione una fossa dove poter mettere a macerare la canapa da lui stesso coltivata. Ed è proprio questa una delle tante peculiarità della sua attività. « Uso solo fibre vegetali naturali, canapa e lino soprattutto, la maggior parte coltivata da me. Dal seme alla pianta, dalla macerazione al capo finale, tutto o quasi avviene sotto i miei occhi, in casa. Esattamente come succedeva una volta».

La produzione del “ Maestro” è molto varia. Si va dalle camicie alle tovaglie, dagli asciugamani alle lenzuola, tutto nello stile tipico della zona. Tramite il passaparola Bruno Tessa è oramai conosciuto e stimato da molti degli addetti ai lavori, in Italia ma anche in Francia, e le richieste per acquistare i capi da lui prodotti sono talmente lievitate da aver superato la capacità di produzione. Infatti i tempi di lavorazione sono come nell’800: sei o sette ore per un asciugamano finito, mentre per preparare il telaio e il materiale ci vogliono quasi due giorni. 

Un’attività , quindi, che richiede pazienza, tempo, sacrificio e sudore. Ma per il “Maestro” Tessa non sono questi i fattori che tengono lontane le persone da questo mestiere. «Ho conosciuto molte persone, anche giovani, che vorrebbero poter intraprendere questa strada. Sono frenati dal fatto che non si riesce a vivere con i guadagni di questo lavoro, in più i materiali costano molto. Si dovrebbe trovare un accordo con le istituzioni per insegnare il mestiere ai giovani e far si che questi possano avere un integrazione al reddito. D’altronde, continuando questa tradizione, porterebbero avanti anche un’operazione culturale».

Per ora, tuttavia, è rimasto solo lui a tessere a mano fibre naturali in Piemonte e, ricordando questo, con un po’ di malinconia e tristezza aggiunge: «Il mio sogno, e ne ho già parlato in un incontro con l’Assessore Regionale Gianni Oliva, è di poter creare una sorta di polo del tessile artigianale qui a Coazze. A 1100 metri c’è una bellissima borgata che si chiama Mattonera, sarebbe il posto ideale dove poter realizzare una scuola di tessitura a mano. Inoltre ci sarebbe anche posto per uno spazio espositivo dove poter vendere i prodotti e per un museo che ripercorra la storia della tessitura in Val Sangone. Esempi del genere esistono già in Francia e in altre parti del mondo. Sono sicuro che molta gente sarebbe interessata a una cosa del genere. Non bisogna dimenticare che se si riuscisse a realizzare tutto questo si potrebbero creare anche alcuni posti di lavoro per la gente del della zona».

Il tempo passa, la vecchia stufa a legna continua a riscaldare senza sosta il garage adibito a laboratorio tessile,  gli occhi del “Maestro” si fanno sempre più lucidi mentre conclude la nostra chiacchierata: "Io ho 61 anni, non vivrò in eterno, sarebbe davvero un peccato se quando mi toccherà lasciare queste montagne e questi boschi, con me se ne dovesse andare anche una parte fondante della storia di questo territorio".

 


Questo articolo ha ricevuto una menzione speciale alla I edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Artigianato, ed è stato pubblicato su "Piemonte Mese" di marzo 2008, p. 17


 


 

 

 


 

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