Valentino Zagatti
THE BEST COLLECTION OF MALT SCOTCH WHISKY
Formagrafica Edizioni, 2001, 296 pagine
Nel mese di dicembre 2002 si è conclusa la VI edizione di "Libri da Gustare", che ha assegnato a questo lavoro soltanto una menzione speciale.
Piemonte-magazine, che ha seguito nel corso dei mesi la manifestazione dando modo ai lettori di votare i libri preferiti, ha quindi deciso di presentare un libro il cui contenuto esula dal contesto piemontese di cui solitamente ci occupiamo, perché a nostro avviso il volume
avrebbe meritato assai di più: si tratta infatti di un prodotto lussuoso dalla grafica elegante personalmente curata dall'editore Marco Friso (che è infatti un grafico imprestato all'editoria per l'occasione), e ricco di immagini accurate ed efficaci che rendono giustizia al suo prestigioso - ed altamente alcolico - contenuto Il libro è il catalogo di una straordinaria collezione, quella di Valentino Zagatti, un signore originario della provincia di Ferrara il quale, nella seconda metà degli anni Cinquanta, smise di fumare e decise di destinare ad acquisti più durevoli il denaro che fino a quel momento aveva speso per le 12 sigarette quotidiane. Fu così che Zagatti iniziò a comperare "una bottiglia al mese di distillati provenienti da tutto il mondo" e che, trovandosi nel 1960 "con venti belle bottiglie" iniziò una collezione che ora conta oltre duemila pezzi e include esemplari rarissimi, come una bottiglia di Laphroaig del 1903, o un Lagavulin con chiusura a clip; formati particolari per capacità o forma; etichette bizzarre o spiritose come quella che riproduce il mostro di Lochness. C'è addirittura un autentico residuato bellico, vale a dire una bottiglia il cui contenuto faceva parte del bottino di guerra sottratto da Rommel agli inglesi in Africa, e che includeva una cantina in cui barili per polvere da sparo nascondevano circa un milione e mezzo di litri fra whisky scozzese, rum giamaicano e cognac francese. Parte di questo tesoro, trasportata in Italia, fu a sua volta catturata dagli Alleati che ne affidarono l'imbottigliamento alla distilleria Delva, la quale dovette utilizzare qualsiasi tipo di contenitore in vetro da un litro fosse reperibile, come dimostra la forma poco ortodossa della bottiglia in collezione. E dopo la guerra, quel che restava della riserva fu impiegata nel corso dei ricevimenti ufficiali del governo americano.
Questo non è, come precisano i curatori, un libro sul whisky, ma il catalogo di una collezione (e di una passione). Non intende aggiungersi o sovrapporsi alla letteratura già esistente, ma ha una caratteristica che lo rende unico, vale a dire la dimensione delle immagini, che nella maggior parte dei casi riproducono le bottiglie a grandezza naturale, e, dove questo non è possibile vista la quantità di pezzi, mantengono dimensioni tali da consentire, ad esempio, la perfetta leggibilità delle etichette e quindi danno a esperti e appassionati la possibilità di apprezzare pienamente il significato e il valore di questa collezione.